Chi pensa che il Regno Unito sia scomparso dalla scena internazionale si sbaglia.

Londra è più che presente nelle diverse aree di crisi dal Nord Africa al Medio Oriente, dal Sahel al Mar Cinese Meridionale.

Lorenzo Vita 20.5. 2019 www. it.insideover.com

Chi pensa che il Regno Unito sia scomparso dalla scena internazionale si sbaglia. Londra è più che presente nelle diverse aree di crisi dal Nord Africa al Medio Oriente, dal Sahel al Mar Cinese Meridionale. E non sembra affatto intenzionata a retrocedere. Forse è meno appariscente rispetto ai decenni precedenti, ma le ultime mosse del governo britannico sembrano indicare un dato fondamentale: il Regno, nonostante le sue fragilità, c’è ed è pronto a mantenere il suo ruolo di erede dell’Impero, fosse anche come un fantasma.

Iniziamo da una delle aree di crisi a noi più vicine e che più ci interessano: la Libia. Il Paese nordafricano ha infatti un altro attore silente ma molto più presente di quanto si possa credere, Londra, che da tempo segue il conflitto che essa stessa ha contribuito a fare iniziare. Nella guerra locale, regionale e internazionale che si sta svolgendo in Africa c’è anche il Regno, le cui mosse non devono essere sottovalutate. Negli ultimi mesi, la Gran Bretagna ha assunto il ruolo quasi di portavoce dell’asse occidentale, in particolare della special relationship con gli Stati Uniti. I documenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono tutti nati da bozze redatte da Londra. E le forze speciali britanniche sono state per anni coinvolte in territorio libico pur totalmente sottotraccia. E in questi anni, molte volte il Regno ha parlato di una Libia come di un possibile territorio di caccia della Russa, tanto che le accuse a Mosca sulla presenza di suoi contractor sono arrivate quasi tutte dalla Gran Bretagna. E qualche giorno fa, non va dimenticato come sia stata proprio l’intelligence britannica a lanciare l’allarme sulla possibile presenza di Abu Bakr al Baghdadi in Libia, confermando anche la presenza di aerei spia britannici che sorvolano molte aree del Paese nordafricano. Londra in Libia c’è, quindi. Ed è fondamentale non dimenticarlo specialmente perché più a sud, in Sahel, le forze britanniche sono comunque presenti in accordo con francesi, tedeschi e statunitensi, specialmente in Niger: il vero nucleo della fascia del Sahara.

Ma la Libia non è la sola area di crisi in cui è presente il Regno. E in queste settimane, i movimenti della diplomazia britannica sono stati molto interessanti, perché riguardano anche la Siria, un conflitto dimenticato ma non per questo inesistente. E che rischia di infiammarsi di nuovo con la crisi fra Iran e Stati Uniti. Escalation che, fra le altre cose, vede una netta divergenza fra le volontà di Londra e quelle di Washington. I britannici sono contrari all’aumento delle tensioni nel Golfo Persico, e l’hanno già fatto presente al Pentagono e alla Casa Bianca. Ma intanto, in Siria, continuano a sviluppare la loro trama. Le forze speciali Uk sono andate via formalmente dalla Siria: ma questo non vuole dire che il Regno Unito si sia disinteressato a una guerra dove i suoi caccia e le sue truppe d’élite sono intervenute più volte. E nella coalizione internazionale a guida Usa, le forze inglesi hanno un ruolo fondamentale. Ruolo che ovviamente è importante anche in Iraq, dove l’ex presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, ha ricevuto a Erbil l’ambasciatore britannico in Iraq, Jon Wilks. I due hanno discusso di Isis e di sfollati yazidi, ricordando anche la necessità di continuare la lotta al terrorismo islamico.

Ma le mosse di Londra non si sono fermate “solo” a questi due scenari. Perché la diplomazia britannica si è attivata anche in un’altra area di tensioni, che in questo periodo può tornare a ribollire: il Mediterraneo orientale, in particolare a Cipro, un’isola in cui il Regno Unito ha due basi militari che indicano indiscutibilmente quale importanza riveste questo territorio. I fondali dell’isola cipriota sono da tempo al centro di una sfida molto importante fra Ankara e Nicosia. E tutti sono coinvolti in questa lotta, anche le potenze internazionali con i loro giganti degli idrocarburi. Londra non è da meno. E non a caso il ministero degli Esteri del Regno Unito è entrata nel vivo dello scontro chiedendo alla Turchia di interrompere ogni attività di perforazione a largo di Pafo, nella parte sudo-occidentale dell’isola. Una richiesta che però non ha infastidito solo la Turchia, ma anche il governo cipriota, poiché il Foreign Office ha parlato di un’area “in cui la sovranità è in discussione”. Una dichiarazione che il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha definito “inaccettabile”

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