Il 7 ottobre crimini contro l’umanità: Amnesty s’è desta (dopo due anni). un documento
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di centosettanta pagine che, mette insieme notizie notissime e circostanze ben accertate da tempo
Iuri Maria Prado 12.12. 2025 alle 12:50 ilriformista.it lett2’
Amnesty International ha impiegato un paio di anni per dire qualcosa dei massacri, dei rapimenti, delle torture, degli stupri di cui si sono resi responsabili i palestinesi che il 7 ottobre del 2023, in alcune migliaia, invadevano Israele compiendo il più mostruoso scempio antisemita dal tempo della Shoah.
Lo ha fatto con un documento di centosettanta pagine che, per un verso, mette insieme notizie notissime e circostanze ben accertate da tempo e, per altro verso, minimizza con cura – quando non censura del tutto – la comprovata e massiccia partecipazione dei civili palestinesi ai delitti del Sabato Nero. Questo rapporto rappresenta in realtà una pezza tardivamente e molto malamente apposta sul biennio di propaganda in cui Amnesty International si è esercitata a proposito del conflitto di Gaza. E neppure nell’elenco (parziale) e nella descrizione (non sempre fedele) dei crimini commessi il 7 ottobre questa presunta organizzazione umanitaria si trattiene dall’incorniciare la vicenda in una spiegazione fuorviante, e tanto più assolutoria quanto più fa le mostre di condannare ciò che denuncia.
“Gli attacchi del 7 ottobre 2023 e la successiva detenzione di individui in cattività”, scrive Amnesty, sarebbero avvenuti “sullo sfondo della prolungata occupazione israeliana del Territorio Palestinese Occupato e delle diffuse violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze israeliane contro i palestinesi, compresa l’imposizione di un sistema di apartheid nei confronti dei palestinesi”. Una verbosa riproposizione dell’apoftegma in cui si esibì il segretario generale dell’Onu, António Guterres, secondo cui i crimini del 7 ottobre “non venivano dal nulla”. Questo tardivo e imbastardito riconoscimento della portata di indicibile barbarie per cui si segnalò l’attacco palestinese di due anni fa non serve a compensare – affettando equanimità – la pregressa militanza mono-orientata di Amnesty International. Adempie invece allo scopo ben diverso di dare legittimità a quell’anteriore lavorìo accusatorio sistematicamente ed esclusivamente rivolto a Israele, e di simultanea copertura delle responsabilità palestinesi. È una denuncia, da questo punto di vista, puramente strumentale: non serve a rendere noti i già noti delitti di cui si sono resi responsabili i palestinesi il 7 ottobre e, poi, durante la guerra di Gaza, ma a dare una patina di presentabilità alla spudorata accusa di genocidio rivolta a Israele e fatta propria e reiterata in primo luogo da Amnesty.
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Ma la parte strepitosamente incongrua (è un eufemismo) per cui si segnala il rapporto di Amnesty International è nelle conclusioni. In particolare dove si chiede che Hamas, “quale autorità di fatto a Gaza”, si impegni ad affidare alla giustizia, in “procedimenti equi condotti da un sistema giudiziale indipendente e imparziale”, i responsabili dei crimini del 7 ottobre. Si tratta, al di là delle precarissime apparenze diverse, di una legittimazione di Hamas, vale a dire l’organizzazione terroristica cui Amnesty attribuisce in tal modo non solo la capacità, ma anche il legittimo potere, di amministrare la soluzione del conflitto continuando ad amministrare Gaza.
Iuri Maria Prado


