Ambientale” parola malata

Prima era la dazione, ora è il disastro. Ma è un’ideologia dannosa

Ambientale è una parola malata. Si era cominciato con la “dazione ambientale” e s’è fatta fuori una classe politica trasformando in criminale un fatto notorio e banale: che i partiti hanno bisogno di soldi. Poi si è passati dalla “dazione” al “disastro” ambientale. Vuol dire una cosa semplice, che l’industria inquina. Si può provare a ridurre ed evitare le ricadute pericolose sulla salute, ma le industrie interferiscono con l’ambiente, non lo rendono più pulito. Però sono ricchezza fatta di salari, e di capitali che vengono distribuiti e reinvestiti, e questo crea lo sviluppo. Invece il disastro ambientale brandito come categoria ideologica, invece, ha creato danni all’industria, alla ricchezza, a tutti. Si è cominciato con l’Ilva di Taranto, poi è toccata alla centrale elettrica di Vado Ligure. Ieri Franco Tatò e Paolo Scaroni sono stati condannati a tre anni (primo grado) in quanto ex ad in un processo sulla centrale Enel di Porto Tolle: fatti anteriori al  2005. Disastro ambientale. Usato così, è un modo per scardinare il sistema industriale. Nel modo di procedere della magistratura inquirente, nella logica di quella giudicante si annida un pregiudizio contro lo sviluppo, la “logica del profitto”. Ma questa non è né tutela della salute né ricerca di giustizia. E’ ideologia che condanna a morte l’industria. Siamo diventati un paese improduttivo: eccolo, il vero disastro ambientale.

Il Foglio, 1 aprile 2014 - ore 06:59

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