Una magistratura seria giudica e non si schiera

Dalle decisioni di un tribunale può dipendere il destino di una persona, la fine di una carriera (anche politica), il dissolvimento di una famiglia

 di Carlo Valentini ItaliaOggi 25.10,2016

Super partes? È necessario che i giudici lo siano per salvaguardare la credibilità della giustizia. La funzione di magistrato è tra le più delicate. Dalle decisioni di un tribunale può dipendere il destino di una persona, la fine di una carriera (anche politica), il dissolvimento di una famiglia. È da come si amministra la giustizia che in parte dipendono anche la sicurezza e l'osservanza delle regole di una società. Quello dei magistrati è quindi un ruolo fondamentale e il confine con la politica dev'essere netto, ovvero la giustizia va difesa da qualsiasi ingerenza esterna ma a loro volta i giudici non debbono schierarsi ed entrare nel campo della politica.

Non fa certo bene all'immagine della giustizia l'elezione in parlamento di magistrati che fino al giorno prima sentenziavano nelle aule dei tribunali. E che magari tornano a giudicare, se non rieletti, nella legislatura successiva. Oppure che assumono ruoli istituzionali (in ministeri, Regioni e Comuni) trasferendosi direttamente dal palazzo di giustizia al nuovo ufficio. Come si può sentire chi è stato condannato da un magistrato che dopo pochi giorni risulta iscritto a una forza politica, quindi di parte, magari intento a litigare col governo o con l'opposizione? In certi casi, i magistrati arrivati in parlamento, avevano emesso sentenze su casi politici e allora come non fare il processo alle intenzioni e dubitare della loro imparzialità alla luce della scelta politica che poi hanno effettuato?

Invano è stato chiesto, finora, di prevedere una fase di inter-regno, cioè che debba trascorrere un certo tempo tra un ruolo attivo nella magistratura e la candidatura al parlamento oltre all'impossibilità di ritornare in un collegio giudicante una volta terminato il mandato parlamentare. I referendum non fanno eccezione anche perché, come nel caso evidente di quello sulla riforma costituzionale, hanno una valenza politica. È vero che, trattandosi di Costituzione, la competenza dei magistrati è fuori di dubbio. Ma può risultare inopportuno assistere alla partecipazione alla campagna elettorale da parte del procuratore di Torino, Armando Spataro, che ha aderito al comitato promotore per il no, sostenendo che «è un diritto-dovere schierarsi», e del procuratore aggiunto di Milano, Riccardo Targetti, che si è pubblicamente espresso a favore del sì. Magistratura super partes?

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