Violante: "Il caso Gratteri lede la credibilità della magistratura"

La prefazione del libro negazionista da parte del procuratore di Catanzaro

CARMELO CARUSO 03.4. 2021 ilfoglio.it lettura4’

"Quel libro è un problema etico. Non bastano sanzioni. C'è un danno di reputazione". L'ex presidente della Camera e storico magistrato interviene sul libro no vax con prefazione di Nicola Gratteri

LUCIANO VIOLANTE NICOLA GRATTERI NO VAX COVID

Roma. C’è un magistrato importante che firma la prefazione di un libro negazionista. E’ un magistrato che non spiega perché lo ha fatto, ma che attacca chi lo svela. Caro Luciano Violante in questi casi cosa si fa? “Se avesse conosciuto integralmente i contenuti del libro, dubito che avrebbe scritto la prefazione”. E non è addirittura peggio? “E’ certamente un problema. Le azioni di alcune figure pubbliche, la cui legittimazione si fonda sulla fiducia, non sono mai questioni private.”. Lei, solitamente, accetta di prefare un libro che non legge? “Io ho certamente più tempo disponibile. Prima li leggo e poi decido. In alcuni casi ho declinato motivando il rifiuto”. Quel magistrato si chiama Nicola Gratteri. E’ procuratore capo di Catanzaro. Il Foglio lo ha cercato. Ci ha riempito di insulti che non vale la pena riferire. Per non dimenticare di che libro si discute e delle tesi dei suoi autori, ecco una brevissima sintesi: “I vaccini sono acqua di fogna”, “il Covid non ha ucciso nessuno”, “il mondo lo comandano gli ebrei”. Uno degli autori, Angelo Giorgianni, è magistrato della Corte d’appello a Messina.

Va anche spiegato, per chi legge, che Gratteri è pronto a formulare regolare domanda per guidare la procura di Milano che è la procura più importante d’Italia. Secondo lei, Violante, un magistrato che firma la prefazione di un libro tanto guasto merita di dirigere la procura di Milano?

“Non rispondo a questa domanda. Penso però che questi comportamenti possano ledere l’autorevolezza che richiede la direzione di un ufficio giudiziario”.

Una curiosità. Ha ricoperto la carica di presidente della Camera e prima ancora è stato magistrato a Torino. Tutta la magistratura vede in lei un antico riferimento. Ritiene che i “vaccini siano acqua di fogna”? “Il dottor Gratteri ha precisato che tutto il suo ufficio si è vaccinato. Dunque non sono acqua di fogna...”.

Da una parte c’è il negazionismo e dall’altra la richiesta dei magistrati di essere vaccinati prima di altri. Un’altra contraddizione o solo un impazzimento? “Il corporativismo danneggia la reputazione della magistratura; ma sta emergendo una magistratura diversa, attenta alla propria legittimazione sostanziale. Il problema, a mio avviso, riguarda l’etica della professione. Un magistrato che può limitare pesantemente i diritti dei cittadini deve evitare di danneggiare la propria credibilità”.

Si può liquidare tutto questo alzando le spalle? “Mi preoccupa, lo ripeto, la scissione, tra funzioni pubbliche e comportamenti privati. Tutti i comportamenti di un magistrato possono essere sottoposti a una valutazione della opinione pubblica”.

I magistrati possiedono un organo di autodisciplina. E’ il Csm. In questo caso non dovrebbe intervenire? “La sezione disciplinare è un settore del Csm ed è presieduta da un membro laico. Cerco di dire che i comportamenti del magistrato non possono essere regolati solo dal rischio della sanzione. Il rapporto fra cittadini e magistrati si fonda sulla fiducia e sul senso di responsabilità. Se vengono meno, è un disastro. C’è un diritto individuale moderno che si sta facendo strada. E’ il diritto alla reputazione che non viene abbastanza considerato e su cui bisognerebbe aprire un dibattito. Come un magistrato e anche un giornalista tutelano i diritti delle persone?”. Noi immaginiamo con la credibilità. “Certo. Serve anche un rapporto diverso con i mezzi di comunicazione. Ci sono casi che andrebbero discussi. Penso a quello che è stato definito “il sistema Incalza” che non esisteva; ai 49 processi e 49 assoluzioni di Lorenzo Necci, previa detenzione in carcere per entrambi i casi. Voglio dire che Csm o no, il problema è più profondo”.

Si è mai chiesto per quale ragione sempre più magistrati vengono affascinati da tesi cospirazioniste? L’autore di questo bestseller “Strage di Stato – Le verità nascoste sul Covid 19” è una toga, a Messina. Perché? “Posso dire che in tutte le categorie ci sono persone un po’ più singolari di altre. Per fortuna l’ordinamento prevede valutazioni periodiche”.

Se fosse imputato a Messina lei si fiderebbe di Giorgianni? “Anche quando si prende un taxi si deve avere fiducia del conducente”. Se non bastano sanzioni, è forse opportuno mandare a lezioni private di biologia e chimica i magistrati negazionisti? “Purtroppo non scherzo su questo. Il giudice, prima di decidere, deve a volte studiare questioni che richiedono altri saperi rispetto a quelli ordinari. Ricordo però che, da magistrato, occupandomi di un caso colossale di bancarotta, chiesi lezioni private su bilanci e società per azioni ad un importante commercialista di Torino. Il suo rigore scientifico mi aiutò. Forse servirebbe qualche conoscenza in più per chi ha scritto quel libro”. Lei lo leggerà dopo tutto questo parlare? “Certi libri non si comprano”

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata