L’Italia allergica al rischio e il caso del Ponte sullo Stretto

Matteo Renzi rilancia le grandi opere e il progetto per unire Calabria e Sicilia. “Il governo è pronto”, dice, annunciando 100 mila possibili nuovi posti di lavoro. Ma questo è il paese che ha appena detto no alle Olimpiadi, e che da troppo tempo non vuole più rischiare. Eppure è un’opera che converrebbe a tutti

di Redazione | 27 Settembre 2016 ore 15:03 Foglio

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"Noi siamo pronti, vi sfido”. Matteo Renzi è tornato a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina, questa mattina alla celebrazione dei 110 anni del gruppo Salini Impregilo. Non è la prima volta che lo fa (“Certo che si farà”, diceva meno di un anno fa a Bruno Vespa) ma è la prima volta che rilancia con tale convinzione il progetto fermo da troppi anni. “Bisogna completare il collegamento tra Napoli e Palermo - ha detto il premier - un'operazione che porti 100 mila posti di lavoro e serva a togliere la Calabria dall'isolamento e avere la Sicilia più vicina. In questo vi sfido - ha aggiunto rivolgendosi al patron del Gruppo, Pietro Salini - se siete in condizione di portare le carte e di sbloccare quello che è fermo da 10 anni noi siamo pronti, noi ci siamo".

E’ sicuro, il presidente del Consiglio, che trovando privati pronti a investire non ci saranno intoppi. Non da parte del governo, almeno: “Dopo le riforme è il momento di completare le grandi opere”. "Abbiamo sbloccato la Napoli-Bari, e questo è un fatto importante anche se non basterà: da Bari dobbiamo ancora andare a Lecce". L'altra opera da bloccare, ha spiegato Renzi, è quella che collegherà Napoli e Palermo, completando di fatto anche il Ponte sullo Stretto di Messina.

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Non si è fatta attendere la reazione di Maurizio Lupi, ex ministro delle Infrastrutture e capogruppo di Area popolare: “La legge per sbloccare la realizzazione del Ponte sullo Stretto sia inserita nel calendario della Camera dei prossimi tre mesi”, ha annunciato Lupi, esprimendo apprezzamento per le parole pronunciate oggi dal presidente del consiglio, che "ha detto sì alla nostra proposta di riprendere il progetto. Ora serve una legge che dica che il Ponte si realizzerà”.

Inevitabili saranno le polemiche, i veti, le proteste, sempre più tipiche di un paese, l’Italia, in cui la cultura del pessimismo e del no a tutto stanno da tempo decidendo alcune scelte importanti, ultima quella delle Olimpiadi a Roma.

 “C’è una cultura tetra, negativa, tenebrosa dietro il no a Roma 2024 – ha detto pochi giorni fa Stefano Parisi, potenziale leader del centrodestra di domani – E’ una cultura che non mi piace, che liscia il pelo al pessimismo che esiste nel nostro paese e che in un certo modo è la spia di un problema che giorno dopo giorno mi sembra sempre più evidente: l’incapacità a declinare una cultura di governo da parte di chi ha fatto della propria inesperienza un punto forte del proprio progetto politico”. E’ lo stesso tipo di cultura che fa dire no a opere e progetti come il Ponte sullo Stretto, un “tic”, ha scritto Umberto Minopoli, “che ci condanna alla decrescita come modello di vita”.

Che sia il momento giusto per rilanciare la costruzione del Ponte sullo Stretto, a parte l’ovvia creazione di nuovi posti di lavoro, era stato già spiegato proprio sul Foglio dall’ex ministro delle Finanze Francesco Forte, in un lungo articolo in cui spiegava che “battersi per collegare Sicilia e Calabria rimane sacrosanto”, essendo questa impresa una “rivoluzione per ambiente, cultura ed economia”.

Gli argomenti finanziari per il blocco del progetto diventano sempre più deboli col passare del tempo. Infatti, l’Italia ha perso il contributo comunitario per i finanziamenti dell’opera. Lo stato è gravato da una causa per danni per rottura del contratto da parte della società concessionaria del ponte. Un governo guidato da criteri di finanza pubblica conforme al mercato che ritenesse questo progetto troppo costoso per l’erario, potrebbe ridurre il contributo statale, lasciando libera la società concessionaria di finanziarsi diversamente. E invero ora il tasso di interesse di mercato si è di molto ridotto, mentre il Quantitative easing (allentamento quantitativo) della Banca centrale europea consente l’acquisto di titoli obbligazionari di società pubbliche o para-pubbliche.

Secondo gli ambientalisti, il fatto che le navi debbano passare sotto il ponte, nel canale centrale, ove è garantita una altezza di 65-70 metri turberà i pesci, che nuotano nello Stretto.

Ma i traghetti che ora li infastidiscono e alterano la flora e la fauna marina, con le loro polluzioni, diminuiranno. Questo nessun miope  ambientalista è in grado di notarlo, ovviamente. Il ponte è in realtà un beneficio per l’ambiente, anche dal punto di vista del risparmio energetico.

E’ anche possibile prevedere che ci sarà un grande afflusso di turisti per ammirarlo. La Tav diventerà d’obbligo da Salerno a Palermo. La viabilità siciliana avrà nuovo impulso. La città metropolitana Messina-Reggio diventerà una grande realtà urbanistica, economica, culturale, turistica, terziaria. La ’ndrangheta calabrese e la mafia siciliana perderanno il controllo del loro territorio, perché il ponte genererà mobilità e modernità. Lo perderanno, il controllo, anche i politici clientelari, i bottegai e gli intellettuali, gelosi delle loro aree di influenza. La Germania dell’Est, che era il “Mezzogiorno tedesco”, si è sviluppata e industrializzata con le due politiche, fra loro interdipendenti delle infrastrutture e dei salari legati alla produttività locale e aziendale. Il ponte significa “libertà di scelta”, ovvero civiltà del 2000.

Categoria Italia

Commenti

Giovanni Attinà • an hour ago

Sono dieci anni che si annuncia il ponte sullo Stretto, salvo poi cambiare idea. Sulle Olimpiadi adesso gli economisti, la cui credibiltà è sempre più in decadenza e non solo per la crisi che dal 2008 investe il mondo, hanno scoperto i grandi giri d'affari per i lavori, poi sono i soliti economisti che, dopo qualche anno, sostengono che c'è un grande indebitamento e le strutture inutilizzate e abbandonate. Ci vorrebbe un po' di coerenza. Mario Monti imperante, voluto dalla più grande maggioranza di tutti i tempi, le Olimpiadi non potevamo permettercele, con grandi applausi da parte di tutti o quasi, adesso sembra di sì. Non ho alcuna simpatia per il Movimento 5Stelle( i partiti via web sono la negazione della democrazia, come quelli personali per il vero che non rispettano le regole) e pertanto il mio ragionamento non è per niente in difesa della Raggi. Poi tra l'altro una delle puntualizzazioni da fare è che si tratta di porre la candidatura per le Olimpiadi a Roma, ma ci sono altre città, magari più agguerrite. In ogni caso facciamo chiarezza una volta per tutte ,a tutti i livelli.

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Francesco Cuppone • 2 hours ago

Io mi sono occupato per un certo periodo di navigazione commerciale, e in modo particolare di navi-traghetto veloci, durante di un'intensa esperienza professionale vissuta al fianco della famiglia Rodriquez di Messina (quella degli aliscafi).

Ho seguito da vicino non solo le problematiche della progettazione e della produzione di questi mezzi di trasporto e posso dirvi, senza il rischio di apparire banale, che si tratta di un settore di grande interesse sia tecnologico che industriale che l'Italia ha troppo a lungo omesso di valorizzare.

Un aspetto cruciale di questo settore è la sua razionalità trasportistica e le implicazioni economiche correlate.

È certamente il sistema di trasporto che richiede il minor impatto di investimenti in infrastrutture (il mare è lì, per navigarlo non occorre altro se non le navi) e uno dei più eco-sostenibili, visto lo stato dell'arte dell'industria cantieristica ormai concentrata nelle mani di paesi molto avanzati e ad alto tasso di consapevolezza ambientale come la Norvegia, l'Australia, la Nuova Zelanda, la Corea e la Francia.

Insomma, il bilancio globale del trasporto veloce via mare è indubbiamente più positivo di qualunque altro sistema.

Per questa ragione io SONO CONTRARIO AL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, infrangendo il mio convinto sostegno all'azione del governo attuale.

Secondo il mio modesto parere, un potenziamento del sistema portuale dell'Italia del Sud (Sicilia in testa), che miri a migliorare l'uso del mare come mezzo di trasporto, vedendolo più come mezzo che unisce che non come mezzo che divide, un forte impulso all'industria del naviglio veloce (settore manifatturiero ad altissimo tasso di occupazione permanente) potrebbe rappresentare una validissima alternativa al ponte che trovo sbagliato da tutti i punti di vista.

Non voglio trascurare gli aspetti del rischio geologico: infatti l'area dello stretto è una delle più rischiose al mondo per i terremoti.

Un ultimo aspetto che condanna il ponte è il fatto che esso insiste nel vedere Messina come unico punto di accesso all'isola, condannandola per sempre al ruolo di congestionato imbuto di un sistema dei trasporti antico e sorpassato .

In alternativa, si potrebbe finalmente prendere atto che la Sicilia (ma anche la Calabria) debba far diventare ogni città costiera, se munita di adeguate infrastrutture portuali, come punto di accesso ai territori del Sud.

Insomma, il Ponte sullo Stretto è una cazzata a tutto tondo: il sistema di comunicazione marittima veloce costa meno e crea moltissimi posti di lavoro in più e per giunta permanenti (finito il ponte, i posti di lavoro creati si perdono).

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Maurizio Kikko Ferraro • 2 hours ago

Era ora ... speriamo sia la volta buona. Io sono un Ponte Si ... sono daccordo con quanto scritto in quest'articolo :)

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maurizio guerrini • 2 hours ago

Ripasso le nozioni di economia per rammentare che l'utile è frutto del rischio, come il salario del lavoro e la rendita del capitale.

Ora chiedo di grazia quale invenzione fa si che si possa parlare di rischio per la spesa pubblica quando lo Stato Italiano è per legge in perdita con un debito di due volte e mezzo il proprio fatturato, senza correre nessun rischio che invece grava sul risparmio di imprese e famiglie strangolate dal gettito fiscale a copertura di tanta inefficienza?

E chiedo quale individuo ragionevole può affidare le decisioni più importanti per il Paese ad un sistema di governo che, indipendentemente dai figuranti che si avvicendano alla sua guida (eufemismo), ha dato incontrovertibili prove di fallimento?

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gil upnatistim • 2 hours ago

A me piacerebbe davvero molto, l'unica cosa che mi fa riflettere è che l'Italia è un paese troppo sismico e quindi c'è da stare attenti mica poco. Si potrebbe argomentare che anche il Giappone lo sia: però ...

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Nambikwara • 3 hours ago

Ma come! Un ponte per le 2 "vispe terese" liberate anni fà in Iraq e tornate con un burkini

invernale e un Ponte per lo Stretto no? Che Paese di pirla!

Prima Firma, di alcuni edili siciliani, per il Ponte: "MURATURI TE SALUTANT"

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paolo donzelli • 3 hours ago

Non si discute la necessita' di investire in infrastrutture ma la scelta di farlo per il ponte. Non sarebbe piu'sensata e distribuita su tutto il territorio la messa in sicurezza antisismica di scuole e ospedali?

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Roberto Messana  paolo donzelli • 2 hours ago

una cosa non esclude l'altra

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gil upnatistim  paolo donzelli • 2 hours ago

Sig. Paolo Lei avrebbe anche ragione, ma come spesso accade e seguendo il buon senso alla fine si rischia di far niente: non fa scalpore... Ma secondo Lei se mettono in sicurezza l'ospedale di Gubbio, ammesso ve ne sia uno, se lo fila qualcuno ? o l'acquedotto a Messina ? Ma quando mai. Quindi io il ponte lo farei: l'unica cosa che temo è la sismicità del territorio: siamo davvero molto esposti.

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