Attenti Salvini e Di Maio: in Europa non cambierà un bel nulla (anche se stravincerete)

I sondaggi e le proiezioni del voto europeo raccontano il crollo dei socialisti e lo spostamento a destra dei popolari. Ma tante novità non bastano per fare il cambiamento.

Francesco Cancellato, 24.10.2018 www.linkiesta.it

E il 29 maggio, probabilmente, ci ritroveremo la stessa Unione Europea di oggi

E se il cambiamento non arrivasse in Europa? E se l’onda gialloverde italiana si infrangesse sulle Alpi? Se le raffiche di insulti dirette verso una Commissione in scadenza finissero per tornare indietro uguali e contrario, con l’insediamento di una nuova Commissione molto simile a quella precedente? Se Matteo Salvini, l’uomo più temuto d’Europa, fosse costretto all’opposizione insieme agli estremisti di destra e sinistra? E se Luigi Di Maio sbagliasse a dire che «questa Europa tra sei mesi è finita»?

 

Sono domande più che legittime, di fronte alle proiezioni di Politico Europe, che sulla base degli ultimi sondaggi ha elaborato una simulazione interattiva (giocateci pure voi: è divertente) del nuovo parlamento europeo che stona, e molto, con le prospettive rivoluzionarie dei due vicepremier italiani.

Premessa doverosa numero uno: sono proiezioni abbastanza credibili, visto che il Parlamento Europeo si elegge con il metodo proporzionale. Premessa doverosa numero due: lo sono anche i sondaggi, visto che già oggi mostrano le cosiddette forze populiste e sovraniste ai loro massimi storici, dalla Lega oltre il 30%, due volte il Pd, ad Alternative fur Deutschland oltre il 16%, davanti ai socialdemocratici tedeschi.

Premessa numero 3: che non cambi nulla o quasi, non significa che per socialisti e popolari europei siano rose e fiori. Al contrario, per la prima volta da quando esiste il parlamento europeo, le due grandi famiglie politiche del Vecchio Continente non avranno la maggioranza assoluta dei seggi, nemmeno mettendosi assieme. Se si votasse oggi, al Ppe sarebbero assegnati solo 182 seggi, contro gli attuali 219. 41 di questi, peraltro, proverrebbero dai paesi del blocco di Visegrad (più l’Austria): una corrente che vale il 22%, non esattamente briciole di pane. Peggio ancora andrebbe ai socialisti, che passerebbero dagli attuali 188 a 136 seggi, a causa del crollo elettorale del Pd, dei socialdemocratici tedeschi e soprattutto dei socialisti francesi, che non porterebbero a casa nemmeno un seggio.

L'Italia sarà il Paese col più forte partito di destra del continente. Con i 28 seggi attualmente stimati, infatti, la Lega avrà più parlamentari della Le Pen (19) e persino del Pis polacco (26). Di un soffio - udite, udite! - dovrebbe riuscire a superare persino la Cdu tedesca. In altre parole: quello leghista diventerebbe il gruppo parlamentare più numeroso dell’intero parlamento europeo

A sorridere però non sarebbero solo le forze populiste. Se davvero Macron e la sua Republique En Marche si unissero a loro, i liberali dell’Alde passerebbero da 68 a 92 seggi, trainati anche dalla crescita di Ciudadanos in Spagna. Se, per assurdo, lo facessero pure i 25 eurodeputati del Movimento Cinque Stelle, che già ci provarono invano un paio di anni fa, i liberali europei arriverebbero a contare 117 seggi. Fantapolitica, per ora, ma fino a un certo punto. Il discorso di Di Maio a Italia a Cinque Stelle autorizza a pensare a una prossima svolta europeista del Movimento.

A chi dice che la sinistra non esiste più, infine, segnaliamo pure la crescita del Gue, il gruppo europei delle sinistre radicali, trainate da Podemos e dal partito comunista francese di Jean-Luc Mélenchon e il boom dei verdi, ormai secondo partito in Germania col 19% dei consensi, che arriverebbero ad avere, assieme, 102 eurodeputati. Una crescita e un boom che non toccherà l’Italia, unico Paese dell’Europa occidentale che non avrà nessun seggio di sinistra o ecologista. Applausi.

 

Piuttosto, invece, saremo il Paese col più forte partito di destra del continente. Con i 28 seggi attualmente stimati, infatti, la Lega avrà più parlamentari della Le Pen (19) e persino del Pis polacco (26). Di un soffio - udite, udite! - dovrebbe riuscire a superare persino la Cdu tedesca. In altre parole: quello leghista diventerebbe il gruppo parlamentare più numeroso dell’intero parlamento europeo. In totale, le forze sovraniste, prese complessivamente, diventerebbero il secondo blocco europeo, con 167 eurodeputati

Lontanissime per governare da sole, ovviamente, ma sufficienti, in linea teorica, per proporre al Ppe e al candidato presidente della Commissione Manfred Weber un’alleanza sul modello austriaco tra centrodestra ed estrema destra. Fantapolitica pure questa, per ora, ma non si sa mai.

L’esito finale, quello più probabile, sembra essere ancora quello di una grande coalizione tra popolari e socialisti, con la necessaria aggiunta dei liberali. Di fatto, a governare, sarà ancora l’Europa di Angela Merkel, uno strano mostro che tiene assieme Macron e Orban, e (forse) pure Renzi e il Movimento Cinque Stelle, che difficilmente cambierà lo status quo, non fosse altro per l’estrema eterogeneità delle forze politiche che lo compongono. A chi spera nella vecchia Europa austera spazzata via dal voto di maggio tocca fare un bagno di realtà, insomma. E chi teme la calata dei barbari sovranisti e dell’Europa fortezza, probabilmente avrà in regalo altri cinque anni di relativa tranquillità. Questo dicono i numeri, oggi. La belva ha il sonno agitato, ma sta ancora dormendo.

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