Tutti a Torino contro l’immobilismo. Tutti a Roma contro l’inefficienza

Per Machiavelli il popolo è, insieme ai “grandi”, uno dei “due umori diversi” Per Conte “il popolo è la somma degli azionisti che sostengono questo governo”.

Lettere Direttore 10.11.2018www.ilfoglio.it

1-Al direttore - I sindacati confederali e di categoria di Roma e del Lazio hanno invitato i lavoratori e i cittadini a votare No domenica nel referendum sull’Atac. La stessa indicazione di voto è venuta dal M5s, dalla Lega, da Fratelli d’Italia e dalla sinistra extra Pd (il quale, invece, ha dato indicazioni per il Sì insieme a FI). Come dice il proverbio? Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.

Giuliano Cazzola

Tutti a Torino, sabato, contro l’immobilismo dell’Italia a bassa velocità. Tutti a Roma, domenica, al referendum sull’Atac, contro l’inefficienza dell’Italia populista – e votate Sì!

2-Al direttore - Possono due culture politiche tanto diverse, rimanere a lungo nello stesso involucro istituzionale? Possono due culture così contrastanti, convivere senza che nessuna delle due voglia fare il salto verso una dimensione post populista? Può continuare questo aberrante spettacolo di incapacità di accettare quel crocevia di bilanciamenti previsti dalla nostra Costituzione a garanzia della democrazia? Quanto potrà andare avanti la politica del “do ut des” nei decreti e nelle nomine di stato (dove la competenza non è il metro), prima dello schianto definitivo? Hanno creato una coalizione che si diceva pronta a cambiare l’Italia: finiamo la campagna elettorale e proviamo a fare qualcosa per l’Italia prima che sia troppo tardi.

Andrea Zirilli

3-Al direttore - Caro Cerasa, ho avuto il piacere di salutarvi e presentarmi durante la meravigliosa giornata fiorentina. Rientrato a casa (a Pinerolo) dal giorno successivo ho ripreso a comprare il Foglio. Grazie.

Giorgio Mathieu

Viva i foglianti!

4-Al direttore - Per Machiavelli il popolo è, insieme ai “grandi”, uno dei “due umori diversi” che si trovano in ogni città; per Spinoza una massa informe quando è guidato più dalla paura che dalla ragione; per Hobbes una moltitudine dispersa e conflittuale prima che sorga lo stato; per Rousseau una comunità alla quale ogni individuo cede tutti i propri diritti. A queste e altre illustri definizioni ora si aggiunge quella data da Giuseppe Conte in un talk-show televisivo: “il popolo è la somma degli azionisti che sostengono questo governo”. Parole le quali dimostrano che non solo lo stomaco, ma anche il pensiero può essere assalito dai crampi.

Michele Magno

“Gli amori della moltitudine sono brevi ed infausti; giudica, più che dall’intento, dalla fortuna; chiama virtù il delitto utile, e scelleraggine l’onestà che le pare dannosa; e per avere i suoi plausi conviene o atterrirla, o ingrassarla, e ingannarla sempre”. (Ugo Foscolo)

5-Al direttore - L’articolo pubblicato sul Foglio del 9 novembre riguardante la Consob descrive benissimo ciò che ha significato il dimissionamento di fatto dalla presidenza di un personaggio dalla caratura internazionale di Mario Nava. Gli ultimi sviluppi sono ancor più deleteri. Per sostenere qualche candidatura del tutto inadeguata alla successione, si compie una pessima operazione di pura invenzione per provocare una distrazione di massa facendo credere che si tratta di evitare la nomina di un personaggio vicino a Paolo Savona – un personaggio che ha pur sempre una buona estrazione accademica, ma che non è in gara – o addirittura, e senza tema del ridicolo, di impedire la colonizzazione della Consob da parte della Banca d’Italia. Intanto, fra pochi giorni saranno trascorsi due mesi dall’uscita di Nava, senza che sia stata adottata alcuna decisione, smentendo clamorosamente quegli esponenti del governo che avevano assicurato gloriosamente, ottenute le dimissioni dell’ex presidente, che subito si sarebbe nominato un successore di grande prestigio e capacità. Siamo arrivati al punto che comincia a diffondersi l’idea che, alla fin fine, sia preferibile continuare con l’assetto attuale dell’incompleto collegio di vertice, presieduto da Anna Genovese nel ruolo vicario, piuttosto che arrivare a una nomina che goda soltanto di sponsorizzazioni partitiche non supportate, cioè, da una valutazione meritocratica. Non è, di certo, un’opzione esaltante, ma ciò la dice lunga sull’approdo infimo al quale stiamo purtroppo arrivando. E’ una situazione alla quale, a questo punto, potrà porre rimedio soltanto, con la sua autorevolezza e il potere di ultima istanza, il Quirinale.Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

6-Al direttore - “Ci tengo a precisare che, al contrario di come scritto nell’articolo in questione, mio marito non è il mio portaborse. Non ha alcun contratto né percepisce un euro dalla sottoscritta”.

Marialuisa Faro, deputata M5s

Risponde Valerio Valentini: Prendo atto della sua rettifica. D’altro canto, a confermarmi che suo marito “la assiste e la consiglia su alcune questioni” sono stati i responsabili dell’Ufficio di comunicazione del suo Movimento. Non ho peraltro mai fatto alcun riferimento né a contratti né a retribuzioni di alcun tipo.

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