1-Luigi Bisignani affonda Giuseppe Conte: "Si è fatto fregare dalla Libia, roba da rimpiangere Prodi"
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2-Il presidente Sergio Mattarella ne è consapevole e sta consigliando, attraverso canali ufficiali e non, di serrare le fila per evitare una figuraccia era il 14.10.2018
11 Novembre 2018 www.liberoquotidiano.it
1-Il premier Giuseppe Conte si è fatto fregare dalla Libia. Questo, in estrema sintesi, il pensiero che Luigi Bisignani propone su Il Tempo. Pensiero, va da sé, molto ben articolato. L'uomo che sussurrava ai potenti premette come in politica estera, rispetto agli ultimi premier, siano stati ben diversi "personaggi come De Gasperi, Andreotti, Craxi, Prodi o D'Alema, che per coraggio e visione hanno dato all'Italia, a seconda delle stagioni, un ruolo strategico". Tra i premier bocciati, ovviamente, anche Conte, a cui Bisignani assegna "l'Oscar della ingenuità".
Si parla del vertice organizzato a Palermo sulla Libia, con i potenti del mondo, da Trump a Putin, un vertice che "purtroppo non si sta rivelando neppure come una scampagnata tra le meraviglie dell'Isola". Bisignani sottolinea come "pure il Generale Khalfaq Haftar gli ha dato buca all'ultimo momento, come se uno sposo non si presentasse al matrimonio. Con il ministero degli Esteri esautorato da Palazzo Chigi nella gestione degli inviti (nessuno, ad esempio, ha telefonato al segretario di Stato Usa, Mike Pompeo) e il questore di Palermo che si lamenta per la mancanza di piani organizzativi sugli arrivi delle delegazioni, il cerimoniale sta impazzendo", sottolinea.
Ma non solo. Bisignani ricorda come "alcuni partecipanti, inoltre, non vogliono neppure incontrare altre delegazioni presenti (il più capriccioso l'egiziano Al Sisi), tanto che il premier Conte dovrà cenare quattro volte perché non riesce a mettere insieme nello stesso tavolo i capi delegazione senza finire in una rissa". Insomma, un flop totale il vertice orchestrato dal premier. Anche sui contenuti "nebbia fitta, tanto che passerà alla storia come un incontro informale, senza neppure un testo finale e con addirittura lo sfregio dell' Unione africana, che vieterà qualsiasi altro vertice che non si celebri in loco".
Pungente la conclusione dell'articolo di Bisignani: "La verità, a questo punto, è che i problemi in quella zona possono essere risolti solo dai libici che dovranno indire prima il referendum per la Costituzione, sul quale stanno discutendo sessanta rappresentanti eletti da tutte le parti in conflitto, e poi finalmente arrivare a libere elezioni . E che il tempo delle passerelle internazionali per salvifici leader in cerca di gloria è finito".
2- Il grave flop del governo sulla Libia Il detestato Manenti riacciuffa il generale Haftar, ma Putin e Trump dove sono?
di Redazione il foglio.it 10 Novembre 2018 alle 06:06Il grave flop del governo sulla Libia
Foto LaPresse
"Troppi cuochi”, intitola l’Economist il suo commento sulla conferenza sulla Libia di Palermo, e l’incipt è dritto come una spada: “Per una volta il governo populista italiano sarà contento di vedere un gruppo di africani che attraversa il Mediterraneo”. Sarcasmo a parte, il magazine britannico dice che lo scontro ideologico tra Matteo Salvini e Emmanuel Macron, che è scontro sul futuro dell’Europa, ora coinvolge anche la Libia, a detrimento ovviamente di ogni possibile risanamento della situazione libica.
La competizione Italia-Francia domina ogni analisi, è allo stesso tempo un problema e un alibi: tra photo opportunity e qualche dispetto la dialettica tra i due paesi permette di non parlare del ruolo degli altri interlocutori, che sono importanti. E soprattutto permette di non parlare del fatto che da sempre l’Italia si è fatta garante di un processo di pacificazione a trazione internazionale che ha il suo perno a Tripoli: questo non ha mai escluso un dialogo con il generale Haftar, ovviamente, ma in un’ottica di coabitazione, non di cannibalismo. Non è un caso che sia stato il capo dell’intelligence Alberto Manenti a volare dal generale capriccioso – in visita a Mosca – per convincerlo a partecipare alla conferenza di Palermo – quel Manenti che Salvini voleva fuori dai piedi già quest’estate.
L’Italia ha dilapidato buona parte della credibilità che aveva in Libia, e in compenso non è riuscita a compensare l’ostilità verso la Francia con un aiuto da parte dell’America di Trump e della Russia di Putin. Il primo dà solidarietà a parole a “Giuseppi” Conte, ma ha talmente disinteresse per quel che non ha rilevanza elettorale interna che non è molto affidabile. Il secondo viene osannato e celebrato da Salvini come l’unico statista di riferimento, ma in cambio sventola un fondo sovrano che ha poco da garantire e sulla Libia offre un piano alternativo, che s’appoggia soltanto su Haftar. Non è nemmeno certo se il premier russo Medvedev verrà, nella corsa last minute salva-conferenza vale tutto, ma quel che si poteva perdere s’è già perso.


