Fao, è il cinese Qu Dongyu il nuovo direttore generale
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Il viceministro dell'Agricoltura ha battuto la francese candidata dell'Ue Geslain-Lanéelle e il georgiano sponsorizzato da Washington Kirvalidze. L'Italia in imbarazzo vota la candidata Ue e suscita l'irritazione di Pechino e Washington.,
di Giampiero Di Santo, 25.6.2019 www.italiaoggi.it
"Saremo neutri e imparziali" annuncia il vice ministro cinese dell’Agricoltura e biologo Qu Dongyu dopo essere stato eletto direttore generale della Fao, l’agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura che detiene il fascicolo "fame nel mondo", cioè l’emergenza da 821 milioni di persone che le Nazioni Unite vorrebbero annullare entro il 2030. Con 108 preferenze su 191 paesi partecipanti il 56enne Qu ha battuto al primo turno gli avversari, la francese candidata dell’Unione Europea Catherine Geslain-Lanéelle (71 voti) e il georgiano sponsorizzato da Washington Davit Kirvalidze (12 voti). Ad agosto il niuovo direttore, il primo espressione di un governo comunista, s’insedierà nell’edificio romano pensato da Benito Mussolini come ministero per l’Africa italiana al posto del predecessore brasiliano José Graziano da Silva. E qui comincia l’avventura. Sì, perché con la vittoria di ieri Pechino s’impone tanto sulla ricompattata Ue quanto sull’avversario americano già ingaggiato nella guerra dei dazi e, approfittando della frattura atlantica del fronte occidentale, guadagna un asset strategico rispetto all’Africa dov’è già assai presente con le infrastrutture legate alla Belt and Road Initiative, la Via della Seta. “L’Italia vuole lavorare insieme per attivare subito il polo romano Onu dell’alimentazione”, ha scritto via Twitter il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi seguito, nelle congratulazioni a Qu, dal premier Giuseppe Conte, il ministro per le politiche agricole Centinaio e la sindaca di Roma Raggi. L’Italia, paese sede della Fao ha mantenuto un riserbo assoluto sulla sua scelta.Fonti ufficiose hanno tentato di lasciare intendere che lall'ultimo istante si sarebbe orientata su Qu Dongyu in linea con la firma del memorandum sulla via della Seta tra Roma e Pechino. Ma in realtà pare che l'Italia abbia confermato la sua fdedeltà all'Europa con il voto al candidadto dell'Ue. Certo è che il mancato appoggio italiano al candidato sostenuto dagli Usa ha profondamente irritato Washington e il presidenteDonald Trump, i veri sconfitti nella partita per la guida della Fao. Non è un caso che subito dopo la votazione il Dipartimento di Stato, attraverso un portavoce, abbia fatto sapere: "Vigileremo per assicurare che il nuovo direttore generale della Faoi non faccia gli iunteressi di un solo paese". Certo è che l'Italia si era trovata per così dire in un vero cul de sac; se avesse tradito il candidato dell'Ue, la trattativa già difficile con Bruxelles per evitare la proceduta di infrazione per debito eccessivo sarebbe diventata davvero impossibile. E' stato quindi scelto il male minore, cioè la disapprovazione di Pechino, che probabilmente non lascerà spazio all'Italia, paese ospitante, nell'organigramma della Fao e farà pagare a Roma lo sgarbo anche nell'applicazione delle intese sulla Belt and road initiative. Quanto ai rapporti con gli Usa e alìle promesse di fedeltà imperitura fatte dal vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini al segretario di Stato Mike Pompeo soltanto una settimana fa, a evitare improvvisi e rapidissimi raffreddamenti è stato il dirottamento dell'appoggio di Washington da Kirvalidze alla candidata Ue. Una mossa, questa, che ha consentito a Roma di giustificare nei confronti di Pechino il voto a Geslain-Lanéelle come un obbligo di solidarietà europea. Gli Usa comunque daranno battagli e hanno precisato attraverso un portavoce del Dipartimento di Stato che "gli Stati Uniti chiameranno il direttore generale al rispetto degli standard più alti della trasperanza e della responsabilità e assicureranno che egli rappresenti tutti gli stati membri e non dimostri favoritismi per gli interessi nazionali o di politica estera di un paese". Sembra anche possibile che Washington decida di dirottare 100 milioni di dollari dalla Fao al World food programme diretto dall'americano David Beasley.


