La realtà è più forte del grillismo
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Avvelenare i pozzi ha un prezzo. Perché la caduta di Di Maio ci ricorda che l’anti politica al governo è destinata a scoppiare
di Claudio Cerasa 23.1. 2020 ilfoglio.it – lettura 5’
Commenti 7
Al di là di tutta l’ironia possibile che si può fare sulla parabola di Luigi Di Maio – il sociologo Domenico De Masi aveva da poco paragonato il suo curriculum a quello di Gesù Cristo e chissà che emozioni potrà suscitare nel sociologo la notizia che la crocifissione politica dell’ex leader del M5s è avvenuta giusto a trentatré anni – la caduta del capo politico del Movimento 5 stelle formalizzata ieri a Roma al Tempio di Adriano è un capitombolo che ha una sua rilevanza più per un tema legato ai simboli che per un tema legato alla leadership.
Se dovessimo scegliere un titolo sintetico per fotografare il senso della traiettoria di Luigi Di Maio quel titolo potrebbe essere contenuto in cinque parole: il prezzo dell’antipolitica. Al contrario di quello che potrebbero credere in molti, ciò che paga oggi Di Maio non è l’aver tradito le promesse del M5s ma è aver contribuito ad avallare delle premesse che hanno avuto l’effetto di avvelenare gli stessi pozzi della politica da cui oggi, dalle postazioni di governo, il M5s cerca di abbeverarsi provando disperatamente a non rimanere avvelenato. Di Maio paga non solo la sua devozione alla cultura della incompetenza ma paga l’aver visto con i propri occhi cosa vuol dire governare un movimento che ha trasformato l’antipolitica e la politica del no nella sua unica stella polare e che nel giro di due anni si è reso conto di poter essere credibile solo a condizione di cancellare buona parte delle proprie promesse.
In questi due anni passati al governo, nonostante i purtroppo non pochi successi ottenuti dal M5s – taglio della prescrizione, taglio dei vitalizi, la truffa del reddito di cittadinanza, l’affacciarsi sul balcone, la distruzione della credibilità di un paese attraverso i disastri su Ilva – Di Maio ha dovuto fare i conti con un problema chiamato “principio di realtà” che ha contribuito a far crollare il M5s nel giro di dodici mesi dal 32 per cento delle politiche al 17 per cento delle europee e le elezioni in Emilia-Romagna potrebbero regalarci in questo senso altre emozioni. E lo scontro con la realtà ha messo magnificamente a nudo l’ideologia tossica del grillismo in un numero sterminato di occasioni.
Da antieuropeista convinto, il M5s, per opportunismo, è diventato europeista di fatto. Da antivaccinista convinto, il M5s, per opportunismo, ha messo le campagne contro i vaccini da parte. Da nemico giurato delle banche, nel giro di due anni il M5s ha firmato decreti per salvare prima una grande banca di Genova e poi una grande banca di Bari. Da sostenitore dei peggiori ceffi d’Europa – ricordate i gilet gialli? – il M5s, anche qui per questioni di sopravvivenza, è dovuto passare rapidamente dalla parte dei nemici dei gilet gialli. Da partito che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, per non perdere il privilegio di restare al governo, si è ritrovato a essere il tonno che difende in modo eroico la sua scatoletta. Da nemico giurato dei compromessi, il M5s, anche qui più per convenienza che per convinzione, in questa legislatura, ha fatto accordi con quasi tutti i partiti presenti nell’arco parlamentare: con la Lega ha fatto un governo, con il Pd ha fatto un altro governo e con Forza Italia ha votato il presidente della Commissione europea. Da nemico giurato delle vecchie categoria della politica – “destra e sinistra non esistono più” – si è infine reso conto che anche i partiti populisti per poter sopravvivere devono scegliere da che parte stare.
Diceva Pietro Nenni, nel suo famoso detto, che a fare a gara a fare i puri troverai sempre uno più puro che ti epura. Ma la buona notizia è che il sacrificio di Luigi Di Maio, se vogliamo chiamarlo così, e il suo traumatico scontro con la realtà un merito forse lo hanno avuto: dimostrare che i populismi antisistema governati da un’incompetenza che trasforma l’immobilismo nell’unica forma di onestà consentita sono destinati a essere forse solo un infortunio della storia.
COMMENTI
ullisecundusullisecundus
23 Gennaio 2020 - 16:27
Certamente il sociologo De Masi sarà affranto per la notizia delle dimissioni di Di Maio, da lui considerato ragazzo prodigio, un unicum, che lui va incensando in tutte le trasmissioni televisive parlando incantato del suo curriculum così ricco data la giovane età. Vorrei ricordare al professore De Masi che un certo Sebastian Kurz, (classe 1986) in quanto curriculum, non ha nulla da invidiare a Luigi Di Maio, essendo l’attuale Cancelliere austriaco, capo del PPA, già Ministro degli Esteri a 27 anni. Comunque, un Capo politico che da quando sta al Governo perde pesantemente tutte le elezioni, come accadrà anche la prossima domenica, è il minimo che si dimetta. kriszt49
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RispondiGiioNu
23 Gennaio 2020 - 15:41
Egregio Direttore non Le sembra che la Casaleggio Associati abbia un ruolo e quindi una responsabilità in tutte queste vicende? Di Maio ne era un fedele esecutore . e lo si sapeva benissimo che al momento opportuno lo avrebbero dimissionato ( naturalmente dopo un parere della Piattaforma Rousseau )
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Rispondiguido.valota
23 Gennaio 2020 - 13:42
Tra le mille truffe 5$, una delle peggiori è l’aver costretto media e lettori a perdere tempo, byte, carta e inchiostro occupandosi di personaggi come questo. Il cavallo di Caligola era sì parimenti nominato, ma aveva il pudore di non mentire a ogni nitrito.
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23 Gennaio 2020 - 13:41
Il tormento masochistico del nostro attuale tempo: essere costretti a prendere sul serio l'effimero.
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Rispondimaropadila
23 Gennaio 2020 - 12:43
Speriamo nell'avverarsi della buona notizia. D'accordo con Alessandro T:, anche perchè, a mio parere, se fosse rimasto "capo politico", avrebbe ulteriormente contribuito al tracollo dei grillini e, del resto, come ministro degli Esteri, avrebbe continuato a non far nulla.
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Rispondistefano.fumiatti
23 Gennaio 2020 - 14:11
Caro amico lettore maropadila non si preoccupi, ora ci sarà l'abile Sig. Crimi a dare al "movimento" la spallata finale al tracollo....speriamo ! Cordiali saluti.
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RispondiAlessandroT
23 Gennaio 2020 - 11:54
Come ha brillantemente suggerito un ascoltatore di Circo Massimo, questa mattina, era meglio se rimaneva leader dei 5 stelle e si dimetteva da Ministro degli Esteri.
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RispondiJ.WranglerJ.Wrangler
23 Gennaio 2020 - 11:00
"Tolgo la cravatta" dice: è rimasto nudo (e non è mai stato un re) .
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RispondiGiovanni Attinà
23 Gennaio 2020 - 09:54
Una sola considerazione sulle dimissioni di Luigi Di Maio: oggi sul suo discorso di mettersi da parte i giornali hanno dedicato spazi immensi. Nessuno, però, ha scritto critiche per un movimento che è gestito dal web. Certo ha avuto consensi elettorali, addirittura di quasi il 34 per cento, ma questo, però, non deve fare dimenticare le origini di un movimento gestito dal web. In Italia si discetta di riforme, ma la prima da fare è quella di regolamentare i partiti, secondo l'articolo 49 della Costituzione, dimenticato, anche se il centrodestra per 30 anni aveva elevato " grida di dolore" per la sua applicazione. Invece oggi siamo gestiti da partiti quasi tutti personali e non certo democratici.
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Rispondieleonid
23 Gennaio 2020 - 08:24
Ma mi domando ,direttore, cosa dicono i tanti elettori del grillismo. Perché si, Di Maio e i più rilevanti protagonisti del M5S hanno le loro responsabilità in questo penoso epilogo. Ma chi ha dato la forza a costoro per salire alla ribalta delle cronache politiche e del potere? I veri protagonisti non sono gli stessi elettori che hanno bevuto supinamente tutte le fantasiose promesse? Ma come insegna la storia: tirammo innanzi!
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RispondiCacciapuoti
23 Gennaio 2020 - 08:09
che scoperta! si può dire lo stesso dei teorici del truce, non crede?
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Rispondinike13
23 Gennaio 2020 - 07:01
Caro Cerasa è vero quello che scrivi, ma resta un tema di fondo inesplicato: l'adesione di milioni di elettori al modello del Vaffa. Come te lo spieghi? Questa adesione di massa al modello Vaffa, cresciuto in due anni a percentuali superiori al 30%, potrebbe riproporsi, con un altro slogan equivalente al Vaffa.
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RispondiMario 1
23 Gennaio 2020 - 11:16
Sig. Nike io personalmente me lo spiego così. Affinché si tratta di protesta generale su tutto ciò che non va è facile ottenere consensi,le divisioni nascono quando si tratta poi di decidere ed indicare punto per punto ciò che si vuole fare che la platea si divide,secondo me il M5S non ha mai avuto idee chiare ed ha tenuto comportamenti adattati momento per momento in parte dovuto alla mancanza di esperienza in parte alla capacità,del resto si sono votati fra loro nel Web visto che la maggioranza di loro sono Siciliani e dintorni.
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Rispondiluiga
23 Gennaio 2020 - 08:49
penso che i cosiddetti studiosi di politica ci debbano delle scuse, tante. I movimeti collettivi spesso sono irrazionali e si nutrono di rancori e frustrazioni personali ma anche di una sorta di specchio che riflette all'infinito lo stesso soggetto che viene identificato come realtà.Se osserviamo andamento politico di massa degli ltimi 20 ani abbiamo avuto l'innamoramento viscerale per il Cavaliere che ha detta del popolo siccome è rico ci fa ricchi pure a noi (quindi l'onestà era secondaria rispetto all'aspettativa personale) il quale distrutto dalle procure ha lasciato spazio ad un altro movimeto altrettanto viscerale sempre alla ricerca della soddisfazione particolare , di particolari gruppi di No . Quindi si è dimostrata nei fatti l'impossibilità della gestione della cosa pubblica dall'uno vale uno e la srl vale per tutti.


