Così il gaffeur Vito Crimi è diventato reggente del M5s
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Dal 2013, quando debuttò nello streaming con Bersani, ne ha infilate di perle. Napolitano poco sveglio, le battute sulla prostata di Berlusconi, il complotto dei piedini sporchi, le battaglia contro i giornalisti e Radio radicale. Tutti gli scivoloni del "successore" di Di Maio.
Carlo Terzano 23.1. 2020 lettera43.it – lettura 2’
Qualcuno le gaffe le ha pagate a caro prezzo. A Danilo Toninelli, per esempio, l’interminabile sequela di uscite infelici è costata prima il posto al ministero delle Infrastrutture (si sfarinò il governo a causa di Matteo Salvini, ma la sua poltrona era pronta per essere offerta alla Lega in caso di rimpasto), poi l’espulsione dalla squadra del Conte 2. Qualcuno, invece, di gaffe in gaffe avanza. Lentamente ma inesorabilmente. Non silenziosamente. Il Movimento 5 stelle si trova all’alba di una nuova era, l’era di Vito Crimi, reggente con un unico merito: essere il membro anziano del comitato di garanzia.
EX ASSISTENTE GIUDIZIARIO A BRESCIA
Nella sua ormai considerevole carriera politica annovera comunque un numero significativo di uscite sopra le righe. Ecco le migliori perle che l’ex assistente giudiziario alla Corte di appello di Brescia (qui il suo curriculum) ha regalato ai posteri.
PRESE IL 3% DA CANDIDATO GOVERNATORE LOMBARDO
Attivista pentastellato della prima ora, candidato presidente della Lombardia alle Regionali del 2010 dove ottenne il 3%, (gli andrò meglio alle parlamentarie, quando riuscì a raccogliere i 381 voti sufficienti a finire in lista), debuttò davanti al grande pubblico nel 2013, durante lo streaming – ormai sbiadito – delle consultazioni tra Pier Luigi Bersani e la delegazione dei cinque stelle. L’incontro passò alla storia non tanto per la sua presenza ma per le dichiarazioni di Roberta Lombardi che, in quanto a gaffe, si pone come sua diretta rivale (disse: «Bersani, qui non siamo a Ballarò» e «Noi non incontriamo le parti sociali, noi siamo le parti sociali»). In quell’occasione Crimi parlò poco. Si limitò a rivolgersi alla Lombardi apostrofandola come «onorevole» per ottenere in cambio il rimbrotto: «cittadina, prego».
SARCASMO FUORI LUOGO SUL CAPO DELLO STATO
Del resto, le volte che esternava, lo scivolone era subito dietro l’angolo. Come quando decise di documentare l’incontro tra Beppe Grillo e l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Abbastanza surreale», disse, «una situazione anacronistica, perché siamo entrati in questo palazzo tra corazzieri e uno stuolo di persone ovunque. È stato un colloquio riservato, c’eravamo solo noi tre e Napolitano con il segretario generale del Quirinale». «Napolitano», aggiunse Crimi con sarcasmo, «ha ascoltato molto Beppe e Beppe l’ha visto un po’ più sveglio rispetto a quello che pensava». Scoppiò una prevedibile polemica. Crimi si giustificò dicendo: «Ricordo che le nostre riunioni si svolgono in diretta streaming e si parla liberamente, senza discorsi preparati e preconfezionati o artefatti e può capitare di dire qualcosa che risulti infelice come esposizione… Questa è comunque trasparenza». Non poteva certo immaginare che, di lì a poco, sarebbe stato più e più volte immortalato dai cronisti appisolato, in treno e persino a Palazzo Madama.
VITO LO SMENTITO DA GRILLO IN PERSONA
Tra una pennica e l’altra, sempre nel 2013 non fece in tempo a esprimere un giudizio politico («Meglio un incarico a Bersani che una prorogatio a Mario Monti») che subito fu silenziato pubblicamente da Grillo in persona: «Sono uguali». E la Rete si scatenava con l’hashtag #Romanzocrimi con il soprannome «Vito, detto lo smentito». Nel 2014, ospite della trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, rivelò il suo background politico: «Ho votato per i Verdi, Rifondazione comunista, Alleanza nazionale, l’Ulivo, l’Italia dei valori… anche Pd, Ds, anzi, no Pd no… sceglievo le persone». A Oggi invece confessò: «Ho ancora poca conoscenza dei regolamenti parlamentari». Ed era capogruppo al Senato (in compenso, aveva le idee molto chiare sulla linea che esigeva dai suoi, come disse al Corriere: «I parlamentari non devono occuparsi di strategie politiche, di alleanze. Se lo fanno, non hanno capito niente. Tu, parlamentare, devi dire: sei d’accordo sulla mozione Ogm?»).


