MASSIMO CACCIARI . CONTE È IL SIMBOLO DEL TRASFORMISMO ITALIANO

CONOSCENDO L'ABILITÀ DI GIORGETTI E ZAIA STANNO PREPARANDO UNA FEDERAZIONE.

Alessandro Rico per “la Verità” dagosia.com lettura 5’

CONOSCENDO L'ABILITÀ DI GIORGETTI E ZAIA STANNO PREPARANDO UNA FEDERAZIONE.CIOÈ CON UN PARTITO IN CUI SALVINI FAREBBE IL LEADER DI PURA DESTRA NAZIONALE E UN ALTRO IN CUI…

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.Il premier vuole farsi un partito? O rafforzarsi nel ruolo di collante delle forze di maggioranza?

«Conte è il simbolo del trasformismo italiano. E non lo dico in senso spregiativo».

No?

«Questo è un Paese in cui occorre essere, in qualche misura, trasformisti».

Dunque?

«Non penso che Conte sogni grandi avventure politiche personali. Da perfetto trasformista, semmai, punta a metabolizzare, componendole, tendenze diverse».

Più semplicemente?

«Lavorare a compromessi, anche di brevissima durata. E tirare avanti».

E non è un giudizio spregiativo?

«Ma no. Anzi, mi convinco sempre di più che Conte sia l'uomo necessario in questo momento».

Perché?

«Perché si barcamena. È il massimo che possa fare questo Paese adesso».

Qualcuno comincia a temere che si stia rafforzando troppo? S' era vociferato che Nicola Zingaretti mirasse al Viminale. Lui ha smentito, ma la circostanza rendeva l'idea di una componente della maggioranza che ritiene di dover controllare più da vicino questo libero battitore di Palazzo Chigi

«Ma nemmeno queste componenti della maggioranza sanno dove andare».

Lapidario.

«È chiaro che una politica trasformistica dura solo fintantoché mette insieme persone che non sanno decidere».

Il Pd non sa decidere?

«È costretto a subire e ad appoggiare Conte perché non saprebbe che dirgli contro. Il Pd non ha ancora fatto uno straccio di congresso degno di questo nome; è al governo dopo aver perduto clamorosamente, cosa unica nella storia del mondo; cosa vuole che faccia?».

E i 5 stelle?

«Sono messi ancora peggio. Non sanno più chi sono. Crisi d'identità totale».

Allude alla sconfessione delle politiche migratorie condivise con Matteo Salvini?

«Ne hanno fatte di tutti i colori. Una forza politica che un anno sta con Salvini e l'anno dopo lo manda in tribunale: siamo al delirio trasformistico».

L'opposizione, invece?

«Le ha sbagliate tutte, tranne Giorgia Meloni. Molto abile».

Qual è stata la sua abilità?

«Non fare le cappelle clamorose che ha combinato quell'altro. Non s' è data una fucilata sulle palle».

La competizione che pare essersi instaurata con Salvini scalfirà l'unità del centrodestra?

«Ma no. A parte che ormai il centrodestra è destra e basta. Alla fine, comunque, l'unità la ritrova, come sempre».

Come vede il ruolo ambiguo di Silvio Berlusconi?

«Finché ha dieci voti, li continuerà a usare dentro quella coalizione. Mica è pazzo. A meno che non si verifichi una crisi di governo e si debba salvare la patria».

Dice?

«Se il governo trasformista non regge, bisognerà vedere cosa decide Sergio Mattarella».

Dal governo giallorosso, Mattarella ha ingoiato un po' di tutto...

«Fa parte del suo carattere. E poi, poverino, si metta nei suoi panni: che poteva fare?».

Votare proprio non si può?

«Certo che si può. Ma solo se collassa tutto».

Le pare possibile che, nel pieno della recessione, la maggioranza discuta di legge elettorale?

«È una vergogna».

Allora il governo rischia, no?

«È evidente. Ma la sua situazione di debolezza, paradossalmente, ne favorisce la sopravvivenza. Perché non c'è nessuno, né dentro la maggioranza, né fuori, che sia in grado di presentare un'alternativa che abbia la minima credibilità. Non solo presso Mattarella, ma pure presso l'opinione pubblica».

All'opinione pubblica, il governo come la giustifica la ripresa massiccia degli sbarchi, con Covid incluso?

«Chi poteva sognarselo che gli sbarchi sarebbero stati eliminati? Salvini bloccava due-tre navi al largo, mentre la gente veniva giù da Trieste».

Le cito, però, i dati del Viminale: con Salvini, dal primo gennaio al 7 agosto 2019, 4.039 sbarchi. Con Luciana Lamorgese, 14.832.

«Salvini, anziché lasciar sfiatare la bottiglia, ha tenuto disperatamente il tappo chiuso. Dopodiché, è ovvio che la bottiglia esplode di botto. Questo fenomeno lo si governa solo con un nuovo accordo con Ankara, con una politica concordata con l'Europa, che però ancora manca completamente».

E continuerà a mancare, con la scusa che adesso ci hanno concesso il Recovery fund

«Ha ragione. Il rischio è che ci dicano: "State buoni, perché vi abbiamo riempito di soldi". Anche se, più che di soldi, ci hanno riempito di debiti».

Di debiti?

«Gli aiuti a fondo perduto sono 80-90 miliardi. Per il resto, ci danno il permesso d'indebitarci».

E l'accordo di Malta?

«Non c'era nessun accordo di Malta. Ogni Paese persegue il proprio interesse. E chi sconta questa carenza strategica drammatica siamo noi e i greci».

È vero che la base nordista della Lega si è stufata di Salvini?

«Conoscendo l'abilità di Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia, stanno preparando una federazione».

Cioè?

«Un partito in cui Salvini farebbe il leader di pura destra nazionale, il che gli permetterebbe anche di contrastare validamente la Meloni. E con una componente strettamente federata con lui, il cui fulcro sarebbero autonomia e federalismo fiscale. Una situazione analoga a quella dei democristiani tedeschi, con la federazione Cdu-Csu. Se sono intelligenti, vanno in quella direzione. Così, sbancano».

E se non sono intelligenti?

«La posizione di Salvini diventerebbe, alla lunga, indigeribile per l'elettorato leghista del Nord».

E Matteo Renzi?

«Può recuperare qualche voto berlusconiano, ma le altre porte sono chiuse. Renzi si è fottuto».

La maggioranza ha un disegno: trascinarsi, con l'aiuto dell'emergenza, fino al semestre bianco, per dare le carte in vista dell'elezione del nuovo capo dello Stato. Quale incognita potrebbe far saltare il banco?

«L'autunno, con la legge di bilancio, l'uso dei soldi europei e il dramma di redditi e occupazione, per vasti settori di ceto medio, specialmente quelli legati al commercio e al turismo. Ci sono milioni di famiglie in ballo. E a quel punto il trasformismo non basterà più».

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Commenti   

#1 riki 2020-08-10 18:44
"Salvini al governo? Che Dio ce ne scampi". Parla Giancarlo Pagliarini
Non solo Bossi e Gentilini. Anche l'ex ministro leghista adesso dice che "questa Lega io non la voto neppure da morto. E' un partito assoggettato ai meridionali"
“Da vecchio leghista dico che questa Lega io non la voto neppure da morto”. E’ vero che al nord la vecchia Lega non vuole votare la nuova Lega per Salvini? “Il malumore è grandissimo, non è un’invenzione giornalistica, e non è neppure malafede. In Veneto, la lista Zaia triplicherà i voti rispetto alla Lega per Salvini. Vincerà Zaia ma non vincerà Salvini”. di Carmelo Caruso per il foglio

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