CARROCCIO A PEZZI – ZAIA GUIDA (CON GIORGETTI) LA FRONDA ANTI-SALVINI

“IL GREEN PASS È UNA PATENTE DI LIBERTÀ. LA LINEA VINCENTE DENTRO LA LEGA? QUELLA DEI GOVERNATORI. POI, SE RESTA QUALCHE NOSTALGICO DEL NO GREEN PASS O DEL NO MASK, NE PRENDEREMO ATTO"

11.9.2021 dagospia.com lttura3’

Marco Cremonesi per corriere.it «La nostra stella polare è il riconoscimento della campagna vaccinale e della sua promozione, e dall’altro lato il riconoscimento del green pass, che è una patente di libertà». Il governatore veneto Luca Zaia non sembra preoccuparsi delle polemiche sul comportamento alla Camera della Lega, che ha votato gli emendamenti dell’opposizione. Lui oggi è tutto proteso verso lunedì 13 settembre, quando con la riapertura delle scuole la sanità pubblica rischia di tornare sotto stress.

Perché il green pass è una patente di libertà?

«Forse più che una patente di libertà è un attestato di partecipazione alla vita di comunità. Perché il vaccinarsi da un lato è certamente una scelta personale. Ma dall’altro è un gesto di altruismo. Anche se qualcuno banalizza il concetto di immunità di gregge, che invece è un concetto scientifico, io ricordo che più siamo vaccinati, più mettiamo in sicurezza chi vaccinarsi non può. Perché se siamo in tanti, il virus non troverà ospiti in cui replicarsi».

Presidente, la Lega è il partito che più è sembrato strizzare l’occhio ai No vax.

«Davanti a scelte così importanti, il dibattito e la discussione sono inevitabili. Ma nella Lega la linea che vince è quella della responsabilità messa nero su bianco dai governatori. Poi, se resta qualche nostalgico del no green pass o del no mask, ne prenderemo atto. Io penso che non ci siano alternative alle scelte che abbiamo fatto».

In molti anche nella Lega pensano che le alternative ci siano…

«Ma certo, la teoria delle cure solo domiciliari, la teoria secondo cui il Covid è solo un’influenza… In fondo, la teoria della selezione naturale. Se lo pensiamo, diciamolo. Io invece penso che in un Paese civile sia impensabile il ritenere che sulla base dell’età uno abbia meno il diritto di vivere. Che poi, il virus ne colpirebbe tanti, anche giovani. Il fatto è che senza vaccino e senza ospedali non se ne esce».

Perdoni, presidente, ma andare alla Camera a votare gli emendamenti dell’opposizione resta un fatto politico rilevante. O no?

«Un dibattito parlamentare è rivolto all’attività legislativa. Le nostre azioni da governatori sono, invece, attività governativa. I binari corrono paralleli, ma in qualche modo sono una cosa diversa. Ripeto: noi da governatori abbiamo tutti seguito l’unica strada percorribile».

Il votare in quel modo alla Camera non è stato un po’ uno sconfessare il documento dei governatori?

«Assolutamente no. I punti non sono stati disattesi né sulla campagna vaccinale né sul green pass. Entrambi ci sono e ci saranno. La Lega lo ha confermato e questo è un fatto. Senza contare che con la nostra azione abbiamo migliorato diversi provvedimenti, dall’estensione della validità del green pass, alla proroga delle assunzioni di personale sanitario non italiano, al riconoscimento dei test molecolari salivali».

Lunedì riaprono le scuole. Preoccupato?

«Io ho il dovere di essere preoccupato. Detto questo, lunedì è il nostro D-Day, l’inizio della svolta e della convivenza con il virus. L’anno scorso, la riapertura fu segnata da un’impennata dei contagi. Quest’anno, ci arriviamo con l’80% di popolazione vaccinata. Ma lei sa che nell’ultimo mese da noi si sono presentati a vaccinarsi 26 mila ragazzi? A me è sembrata una buonissima notizia».

Perché i giovani capiscono l’importanza del vaccino?

«Certo, noi abbiamo il 66% dei ragazzi in età scolastica vaccinati. Perché hanno capito che il green pass è la libertà, ma non perché il governo ti mette vincoli: è il potere andare all’estero, è l’essere più tranquilli per sé stessi, per i propri cari e per la comunità in cui si vive. Del resto, oggi i ragazzi conoscono le lingue, fanno l’Erasmus, viaggiano... Non sono come certi leoni da tastiera che fanno spola tra il divano, il pc e il bagno».

Presidente, lo ammetta: la Lega su questi temi è stata un po’ ambigua…

«Ma non è la Lega… è quello che io chiamo il long Covid, lo strascico del Covid che rischia di essere più lungo dell’epidemia. Abbiamo avuto morti, ricoveri, chiusure... Preferirei che ci evitassimo di uscirne con una società spaccata».

L’eurodeputata leghista Francesca Donato è riuscita a ironizzare anche su una persona morta di Covid dopo essere stata vaccinata.

«Non la conosco».

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