1-Tangentopoli NEL TG5 PER CINQUE ANNI NELLA TRINCEA DI TANGENTOPOLI. FU VERA GLORIA? NO Pamparana dago spia
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2-Tangentopoli L'ultimo privilegio Non c'è dubbio che la decisione della Consulta di giudicare ammissibili cinque dei sei referendum sulla giustizia offre una grande occasione… ilgiornale.it
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1-Tangentopoli NEL TG5 PER CINQUE ANNI NELLA TRINCEA DI TANGENTOPOLI. FU VERAGLORIA? NO" - ANDREA PAMPARANA SCRIVE A DAGOSPIA: "NEL 1992 E 1993, NEI COLLEGAMENTI DEL TG5 IN DIRETTA DAL PALAZZO DI GIUSTIZIA, ERO CIRCONDATO DA UNA FOLLA INFEROCITA
17.2.2022 dagospia.com lett2’
E BERCIANTE CHE CI INSULTAVA, LANCIAVA MONETINE, INNEGGIANDO A DI PIETRO, “FORZA TONINO, BORRELLI SEI TUTTI NOI!”. FACEVO IL MIO LAVORO SOVRASTANDO QUELLA MASSA DI PSEUDO RIVOLUZIONARI, MOLTI, ANZI MOLTE DELLE QUALI SCENDEVANO DAI LORO BORGHESI APPARTAMENTI DEL CENTRO DI MILANO CON…"
Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Dago, in questi giorni assistiamo in tv, sui giornali, in radio, alle celebrazioni per il trentennale di Mani pulite. Come sai fui inviato del Tg5 per ben cinque anni nella trincea della cosiddetta Tangentopoli. Fu vera gloria? No. Martedì 2 ottobre 2012 venne arrestato, a Roma, l'ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito.
Era accusato di essersi appropriato di 1.300.000 euro dai fondi destinati al gruppo consigliare. Grande scandalo, indignazione, “ecco, vedi a vent'anni da Mani pulite la Casta, la maledetta Casta, non ha imparato nulla, sono tutti uguali, per fortuna noi cittadini onesti che paghiamo le tasse siamo diversi e prima o poi li puniremo”. In realtà, non pochi tra quegli indignati cittadini, le tasse non le pagano affatto.
Nel 1992 e 1993, spesso, soprattutto alla sera nei collegamenti del Tg5 in diretta dal Palazzo di Giustizia, ero circondato da una folla inferocita e berciante che ci insultava, lanciava monetine, inneggiando a Di Pietro, “forza Tonino, Borrelli sei tutti noi, resistere, resistere, resistere!”. Facevo il mio lavoro sovrastando quella massa di pseudo rivoluzionari, molti, anzi molte delle quali scendevano dai loro borghesi appartamenti del centro di Milano, a due passi dal Duomo, con tanto di pellicce di visone, borse firmate, accessori di lusso.
Noi servi del padrone, Berlusconi, amico di Craxi, il Cinghialone, i potenti alla gogna nella stanza del loro eroe, Tonino, il contadino che si fece re, loro, i cittadini, gli onesti che finalmente trovavano giustizia. Ma non era affatto così.
Nella prossimità del Natale del 2012, pochi mesi dopo l’arresto del citato Fiorito, quando Roma si trasforma in una cloaca di auto, la più piccola di solito un Suv da 50.000 euro, ero in taxi in piena in piazza Venezia, completamente bloccato da auto e camioncini parcheggiati in terza fila davanti al vecchio palazzo col famoso balcone, sotto lo sguardo indifferente di vigili urbani il cui unico pensiero era, lo si poteva capire dai loro sguardi, “tanto tra poco mi finisce il turno”.
In quel momento di caos calmo, perché s’era fermi da qualche minuto, il vecchio tassinaro guardandomi dallo specchietto mi disse: “Diretto’, vede? Qui sono tutti Fiorito!” Vecchia saggezza popolare romana. O se vogliamo da Gattopardi: “Cambiare tutto affinché nulla cambi”. Questa è l’Italia, questi siamo noi.
Andrea Pamparan
2.Tangentopoli L'ultimo privilegio Non c'è dubbio che la decisione della Consulta di giudicare ammissibilicinque dei sei referendum sulla giustizia offre una grande occasione
se i cittadini diranno «sì» ai quesiti si potrà davvero scrivere la parola fine su un'epoca. Sarebbe il segno evidente del passaggio dalla fase del giustizialismo più becero, definiamolo del Terrore, al ritorno ad una normalità….
17.2. 2022 - 11:57 Augusto Minzolini ilgiornale.it lett2’
Non c'è dubbio che la decisione della Consulta di giudicare ammissibili cinque dei sei referendum sulla giustizia offre una grande occasione: se i cittadini diranno «sì» ai quesiti si potrà davvero scrivere la parola fine su un'epoca. Sarebbe il segno evidente del passaggio dalla fase del giustizialismo più becero, definiamolo del Terrore, al ritorno ad una normalità in cui i magistrati non si improvvisano politici, i giudici fanno i giudici e i Pm tornano ad essere Pm: la normalità del Termidoro. E, come avvenne allora, quando, per chiudere la fase più cruenta della Rivoluzione francese, i giacobini furono mandati al patibolo, anche oggi per fare i conti con la falsa Rivoluzione italiana, c'è stato bisogno che i protagonisti di un certo modo di indossare la toga - da Ingroia a Davigo, a De Pasquale - finissero alla sbarra. Per capire quelle migliaia e migliaia di cittadini che si sono sentite vittime di un'inchiesta o di una sentenza sbagliata, infatti, anche loro dovevano provarlo sulla propria pelle.
Dico questo non per spicciola retorica «garantista» ma per spezzare una lancia in favore dell'unico quesito che purtroppo non è stato ammesso: quello sulla responsabilità civile dei giudici. Sarebbe stato molto meglio se anche questo referendum avesse superato il vaglio della Corte perché un magistrato per esercitare bene la sua missione nella società (perché di questo si tratta) deve essere messo - e sentirsi - nei panni di un cittadino comune di fronte alla giustizia. Come capita ad un medico, ad un ingegnere, ad un fiscalista, ad un artigiano o all'esponente di una qualsiasi altra categoria, financo ad un politico. Deve essere premiato per i meriti e deve pagare per gli errori. In prima persona, come tutti gli altri. E non nascondersi dietro lo Stato, come prevede il meccanismo con cui si è aggirato un altro referendum sullo stesso tema che ha ricevuto il «sì» degli italiani. Deve mutare, insomma, la mentalità con cui un magistrato si rapporta ad un indagato, ad un imputato: un cittadino che non ha solo presunte colpe ma anche diritti. Perché, diciamoci la verità, una toga che si sente onnipotente e irresponsabile delle proprie azioni ci mette poco a prendere la tangente e a pronunciare frasi del tipo (citazione di Davigo): «Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte prove».
Purtroppo la Consulta non ha avuto il coraggio di pronunciare quell'ultimo sì. E la valutazione deve essere stata politica o di opportunità, visto che non possono esserci state riserve sul testo rispetto ad un quesito che fu già ammesso e addirittura approvato dagli italiani diverse decadi fa. È l'ultimo privilegio lasciato alla «casta» che fa il bello e il cattivo tempo in Italia, l'unica che davvero conta, e che ha soppiantato la «casta» dei politici (pavida) nel nome di Tangentopoli - ormai è preistoria - trent'anni fa.



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STEFANIA CRAXI FLASH! - “DICE COLOMBO NON ERAVAMO NOI AD AIZZARE I MEDIA. VERO ERANO I GIORNALI DI PROPRIETÀ DI QUEI PADRONI CHE NELLE LORO INCHIESTE NON SONO MAI ENTRATI. A PASSARE VERBALI E AVVISI DI GARANZIA AI GIORNALI SARÀ STATO LO SPIRITO SANTO POI”dagospia
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