VERSO LO STRAPPO? Draghi va da Mattarella e poi avvisa la maggioranza: "Così non va, e io non ci sto"

Il premier sale al Colle, poi striglia i capidelegazione: "Gli accordi in cdm, non si rinegoziano". Dimissioni sul tavolo

VALERIO VALENTINI 17 FEB 2022 ilfoglio.it lett2’

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In quei dieci secondi, quelli che hanno diviso la requisitoria dalle repliche, in quel silenzio, c’era tutto il senso di un disorientamento: “Così – confesserà più tardi uno dei ministri presenti – non lo avevamo visto mai”. Li ha voluti tutti a Palazzo Chigi, i capi delegazione, convocandoli senza grande preavviso. Ma prima, Mario Draghi s’era recato al Quirinale, aveva anticipato a Sergio Mattarella la sua volontà, ricevendone pieno mandato. E così il premier, ritornato da Bruxelles dopo un Consiglio europeo dedicato al Sahel prima e alla crisi ucraina poi, s’è dedicato alle tensioni che funestano la sua maggioranza. “Non è pensabile che dopo aver trovato un accordo in Cdm, i partiti rimettano in discussione quelle intese”. L’innesco della crisi è stato il rodeo notturno sul Milleproroghe, il governo che va sotto quattro volte in poche ore, i deputati della stessa maggioranza, il leghista Igor Iezzi e il dem Ubaldo Pagano, che quasi vengono alle mani. Ma prima ancora era stato Francesco Giavazzi, consigliere economico del premier, a segnalare il suo allarme, dopo che mercoledì s’era ritrovato ad assistere, durante un vertice a Montecitorio, all’ennesima impuntatura leghista sulla delega fiscale. “Ma non è possibile che ora, dopo che avevamo già convenuto un percorso, si pongano veti sulla riforma del catasto”, ha ribadito Draghi.

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