1-No Vax, filo Putin e anti Draghi. "Ecco perché lascio la Lega". Parla Raffaele Volpi
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2-MONOPOLO Quando Letta dice attenzione che la destra stravince, dice il fatto. Nudo e crudo3- Non cediamo al ricatto di Orbán
VALERIO VALENTINI 08 SET 2022
1-Trent'anni di militanza, già sottosegretario e presidente del Copasir. "Ho dato consigli su politica estera, Russia e vaccini: sempre rimasto inascoltato. Entrare nel governo Draghi doveva essere un'occasione per costruire una credibilità internazionale, e invece siamo andati contro i nostri stessi ministri". Le ragioni dell'addio di uno dei colonnelli del Carroccio
Le parole calibrate con precisione, il dispiacere cesellato in ragionamenti che devono essere stati ripensati molte volte, in questi ultimi giorni. Ma la scelta è netta, irrevocabile. “Lascio la Lega dopo trenta anni”. Raffaele Volpi. Fuori dal Carroccio. Si stenta a crederlo. “Lo faccio ora perché nell’esaurirsi dell’impegno parlamentare finisce il vincolo più sacro della democrazia ovvero quello con gli elettori che mi hanno votato. E ancora lo faccio ora perché voglio togliere qualsiasi equivoco su mie eventuali aspettative derivanti dal voto del 25 settembre”. VALERIO VALENTINI 08 SET 2022
2-IL MONOPOLO Quando Letta dice attenzione che la destra stravince, dice il fatto. Nudo e crudo
GIULIANO FERRARA 07 SET 2022
Gli altropolisti sono in pieno diritto di invocare il sostegno pieno di elettori convinti delle loro idee e il Pd è in diritto di evocare le condizioni di una sconfitta non definitiva
Letta motiva i suoi: "La destra verso il 70% in Parlamento, rischio allarme democratico"
Ormai sono discorsi del dopo, quindi abbastanza inutili, se non perché il dopo non sia peggio ancora del prima. Quando Enrico Letta dice rafforzateci, altrimenti la destra prende una maggioranza eccezionale, capace di fare e disfare anche sul piano costituzionale, e menziona quel modesto incremento del 4 per cento che toglierebbe le castagne dal fuoco al Pd e anche ai suoi scontrosi non-alleati, competitori dell’oggi e oppositori domani, non ha né ragione né torto. Dice il fatto, nudo e crudo, che non è discutibile.
3- Non cediamo al ricatto di Orbán Il premier ungherese pone condizioni sulle sanzioni alla Russia. I fondi europei
Il governo di Viktor Orbán ha deciso di istituire un nuovo organismo anticorruzione in Ungheria nel tentativo di sbloccare l’approvazione del piano di Recovery da parte della Commissione europea. In gioco ci sono 7,2 miliardi di euro in sovvenzioni, che Orbán rischia di perdere per sempre se l’Ue non darà il via libera entro la fine dell’anno. In un contesto di crisi economica, con problemi di bilancio nazionali per la sua politica di sussidi, il governo ungherese ha bisogno assoluto dei fondi dell’Ue. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è di fronte a un dilemma. Molti osservatori esterni ritengono che il nuovo organismo anticorruzione sia solo una riforma di facciata. Ma negare a Orbán i miliardi del Recovery potrebbe spingerlo a usare in modo dirompente il suo diritto di veto nell’Ue. Orbán in parte lo sta già facendo. A maggio ha bloccato l’approvazione della direttiva dell’Ue sulla tassazione delle multinazionali. Cosa più grave, i veti del premier ungherese – quello sull’embargo petrolifero russo o le sanzioni contro il patriarca di Mosca Kirill – stanno limitando la capacità dell’Ue di agire a sostegno dell’Ucraina. Secondo Radio Free Europe, l’Ungheria ora minaccia di bloccare il rinnovo delle sanzioni dell’Ue contro oltre mille individui e cento entità russe se tre oligarchi – Alisher Usmanov, Pëtr Aven e Viktor Rashnikov –- non saranno tolti dalla lista nera. In realtà, cedere al ricatto di Orbán sullo stato di diritto sarebbe un grave errore anche nel contesto della guerra all’Ucraina. Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, che finora non ha ottenuto l’esborso dei fondi del Recovery, ha detto di voler rilanciare il gruppo di Visegrád per fare causa comune con Orbán contro l’Ue malgrado le divisioni dei due sulla Russia. La causa della democrazia e dello stato di diritto va difesa nell’Ue tanto quanto in Ucraina. Ilfoglio.it


