CORSARI CONTRO DUCHI La Lega del pugnale. Molinari e Fedriga si preparano per il dopo Salvini.

2. Vedo più pronti a perdere che a vincere Lettere Direttore 3-chiacchere una scienza-Italia è una arte

8.9.2022 Caruso e lettere Direttor ilfoglio.it lett4’

1--In attesa dello "schianto" elettorale del Capitano, gli uomini del Carroccio si dividono in due cordate. Da una parte quella dei segretari regionali e dall'altra quella dei governatori. Sono già sfidanti

La Lega ha perso la voce. C’era un deputato, un militante, che non era solo un militante. Si chiama Daniele Belotti ed è il fondatore della Lega di Bergamo. Dal 1995, da 27 anni, è la gola che a Pontida urla ogni anno: “Siamo tanti, mai così tanti, sul sacro prato. Lo dicono i vecchi, lo imparino i giovani, i leghisti non mollano mai. E dico mai”. La Lega lo ha mollato. In Parlamento non ci sarà. E’ stato escluso dalla liste. A differenza di come lamenta il segretario non c’è nessun complotto contro di lui, nessuno “schema” contro il suo partito. E’ solo la fine delle cose. La fine che lui stesso sta accelerando. Si sono già formati due cartelli, in politica si chiamerebbero due piattaforme, che preparano la ricostruzione. Sono due gommoni che in silenzio caricano uomini. Il primo è quello del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, uno che conosce l’arte del pugnale. In Piemonte con una scalata scientifica ha sostituito e rimosso due suoi vecchi maestri: Oreste Tino Rossi e Roberto Cota. Il suo è il gommone dei corsari. L’altro è quello di Massimiliano Fedriga, l’unico che può ottenere il lasciapassare di Luca Zaia, il leghista più popolare dopo Salvini. E’ il gommone dei duchi. Fedriga ha un libro in uscita. E’ una biografia dal titolo “Una storia semplice”. Sono entrambi due figure della nuova Lega ed entrambi hanno un desiderio comune: vedere Salvini al Viminale. Glielo vogliono dare come a Napoleone gli inglesi diedero l’Elba. Dopo resta solo Sant’Elena….

CARMELO CARUSO 08 SET 2022 ilfoglio

2-Le quattro cose da fare subito senza rinunciare alle sanzioni. Lettere Direttore

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Vedo più pronti a perdere che a vincere.

Giuseppe De Filippi

A proposito di “Pronti”. Involontariamente, il centrodestra ha trovato le parole giuste per sintetizzare il senso della sua campagna elettorale. Meloni: “Pronti”. Salvini: “Credo”. Pronti. Credo. Forse. Non so. Chissà.

 

Al direttore - “È una scienza, quella delle chiacchiere, che ha le sue seduzioni” (Fëdor Dostoevskij, “L’idiota”). In verità, in Italia più che una scienza è un’arte.

Michele Magno

Al direttore - Temo che i provvedimenti allo studio per ridurre l’uso del riscaldamento domestico e, di conseguenza, il consumo di gas siano inefficaci se non addirittura dannosi. In caso di freddo, non potendo usare il riscaldamento a gas, si useranno radiatori, stufe e stufette elettrici, per cui si consumerà meno gas per il riscaldamento ma più gas per produrre elettricità. Senza contare il sovraccarico della rete e conseguenti blackout. Temo si debba davvero confidare in un clima Mite.

Buona giornata.

Paolo Martinengo

Quattro cose servono, con urgenza. Tetto al prezzo del gas. Disaccoppiamento del costo dell’energia elettrica dal costo del gas. Un fondo europeo per prevenire l’eventuale ondata di disoccupazione (modello Sure). Misure tampone per consentire alle aziende (e magari anche alle famiglie) che finiscono in rosso a causa delle bollette alte di avere un sostegno dallo stato in grado di non farle andare in rosso. Più Europa, più velocità, più incisività ma senza rinunciare a combattere per difendere la nostra libertà a colpi di sanzioni contro i regimi sanguinari.

Al direttore - Quanti auspicano un esito delle prossime elezioni benedetto da spirito repubblicano e voteranno per Azione-Italia viva possono cogliere un’occasione di voto efficace e insieme di principio, compatibile con le loro convinzioni. Votare per Azione-Italia viva alla Camera e, al Senato, per il Pd. Al Senato, perché i seggi sono meno numerosi e i collegi più estesi. Così si può affermare una scelta di convinzione esprimendo un voto risolutivo, perché si può scongiurare la maggioranza assoluta della destra. Il candidato espresso o sostenuto dal Pd nel collegio uninominale è l’unico davvero competitivo con quello del cartello di destra, e nella stessa quota proporzionale le possibilità di elezione dei candidati di Calenda e Renzi sono minime, a causa delle soglie di sbarramento implicite, ben più elevate del tre per cento legale. Ogni altra opzione sarebbe di mera testimonianza, perciò lontana dal canone riformista, che esige concretezza. Infatti, il solo scenario alternativo a un governo Meloni-Salvini-Berlusconi, è il seguente: al Senato non hanno la maggioranza e si potrebbe proseguire con un nuovo governo Draghi, senza il M5s. In effetti una soluzione ideale e l’antidoto a un governo reazionario e avventuriero. Non fascista, ma reazionario, anzi, ultrareazionario. Perché vi è una nuova reazione, perseguita da fieri patrioti senza molto ardimento, che si rivolge contro gli inermi e i miserabili provenienti dal sud del mondo: un riflesso d’ordine, ma contro i migranti, blocco navale e respingimenti verso la miseria, per proteggere la società opulenta dai dannati della Terra, con il pretesto che lo vuole il popolo, e per difendere da torme d’infedeli una società cristiana affollata da adoratori di vitelli d’oro. Un nazionalismo primitivo, pronto a disonorare i militari italiani nel compito meno commendevole, opporre la forza alla disperazione. Di più, a destra, si promette una disinvolta avventura economica con la flat tax, che aggrava le ingiustizie e prelude, insieme all’ennesimo ciclo di debito improduttivo, a un nuovo rischio di default finanziario, già corso senza rimpianti con gli stessi governanti. Sono inquietudini reali, altro che fiamma tricolore, che sollecitano un sussulto di responsabilità. Questo però è possibile solo con un voto al Pd al Senato, che possa propiziare una nuova maggioranza per Draghi, depurata dei qualunquisti di professione e ancora senza il concorso della sinistra più radicale, effimera come sempre e di Verdi, mai stati Grünen, riesumati da un letargo ventennale, entrambi beneficiari di un’alleanza di necessità con il Pd. Inoltre, se molti agissero così, ne verrebbe un messaggio politico benefico proprio per il Pd: vi abbiamo votato non per convinzione ma per metodo razionale, dimostrando una sapienza politica che a voi è mancata. Perciò mai più con il partito qualunquista, capace di nulla e disponibile a tutto, e soprattutto avanti con Draghi, l’Europa, la democrazia occidentale. Infine, quel voto differenziato sarebbe un modo di dimostrare che gli elettori possono decidere e rimediare all’insipienza e ai turbamenti infantili dei leader di tutti i partiti coinvolti, inetti al più adulto degli accordi elettorali, quello che gli stessi elettori persuasi delle ragioni di Calenda e Renzi possono realizzare nel voto combinato tra Camera e Senato.

Paolo Aquilanti

Commenti   

#2 walter 2022-09-08 12:58
Salvini rimuove Volpi dalla chat leghista. Le crepe del Carroccio su Whatsapp

Dopo l'intervista al Foglio in cui il deputato spiega i motivi che lo allontanano dal partito, il capo della Lega lo elimina dal gruppo dei parlamentari. Il clima nel partito e la furia del Capitano

La campagna europea anti sanzioni della destra filorussa di Salvini
La Lega del pugnale. Molinari e Fedriga si preparano per il dopo Salvini. Sono già sfidanti
E'intervenuto il capo in persona, come si fa quando si vuole dare un segnale inequivocabile. Eccolo, allora, il messaggio: "Matteo Salvini ha rimosso Raffaele Volpi". Il capo della Lega insomma non l'ha presa bene, e si capisce, l'intervista rilasciata al Foglio dall'ex sottosegretario alla Difesa, quella in cui annuncia il suo addio alla Lega.
"Dopo trent'anni, non mi riconosco più in questo partito", ci ha spiegato Volpi. E a Salvini è bastato leggere l'articolo in rassegna stampa, per andare su tutte le furie. E così, tra un intervento in diretta su Rai Uno, e un comizio a San Martino di Lupari, in quel di Padova, ha preso il cellulare e ha rimosso Volpi dalla chat dei deputati della Lega. Nessuno ha risposto. Nessuno ha commentato. Per dire del clima che si respira, insomma, dalle parti del Carroccio. VALERIO VALENTINI 08 SET 2022
#1 walter 2022-09-08 10:15
I dati e i flussi Lo psicodramma di Letta, PD senza il voto dei lavoratori scivola a 4 punti da FdI: Meloni si prende la metà degli elettori della Lega I toni durissimi di questi giorni sono l’ultima speranza di una ‘chiamata alle armi’ del popolo della sinistra contro il rischio di una clamorosa débâcle? Guardando al sondaggio realizzato da Cluster17 per il Fatto Quotidiano, che lo piazza in prima pagina, per Enrico Letta pare proprio di sì.

Il segretario del Partito Democratico dovrebbe fare i conti infatti con numeri che potrebbero aprire già dal 26 settembre la resa dei conti al Nazareno: la forbice tra i Dem e Fratelli d’Italia si sta allargando, arrivando a sfiorare i quattro punti. Il partito di Giorgia Meloni è stimato al 24,4 per cento, contro il 20,8% del PD, che sta pericolosamente scivolando verso quota venti punti. Carmine De Niro il riformista.it

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