VERSO IL NUOVO GOVERNO. La Lega vuole Viminale e Agricoltura. Giorgetti: "Molinari presidente della Camera? Se ce lo votano..."
- Dettagli
- Categoria: Italia
Il consiglio federale della Lega riunito per fare il punto sul prossimo governo. Confermato il pieno mandato Salvini per trattare con gli alleati di centrodestra Il missile nordcoreano sul Giappone è un pezzo della destabilizzazione globale
CARMELO CARUSO G. Pompli 4.10. 2022 ilfoglio.it lett3’
Salvini, lo zingaro. Bossi scuote il partito, lui fa il tour per sezioni
“Molinari presidente della Camera? Ah, se ce lo votano...“. E' il giudizio che Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, consegna al Foglio. L'esponente del Carroccio partecipa al Consiglio federale convocato a Roma dalla Lega per arrivare a una quadra sulla squadra dei ministri. È la seconda riunione del Carroccio in pochi giorni. Nel primo incontro dei leghisti – indetto a fine settembre in via della Mercede a Roma, subito dopo le elezioni – Giorgetti aveva detto “Io fuori dal governo? Uno magari si riposa, si cura…”.
Consiglio federale terminato - La nota
Il consiglio federale della Lega ha ascoltato la relazione del segretario Matteo Salvini e gli ha confermato pieno mandato per proseguire i lavori con gli alleati per dare all’Italia un governo politico e all’altezza delle aspettative. Nel corso della riunione sono state approvate all’unanimità le priorità del partito: stop al caro bollette, estensione e rafforzamento della flat tax, sicurezza da riportare nelle città, via libera ai cantieri, taglio della burocrazia, valorizzazione di settori strategici come l’agricoltura, la pesca e il turismo.
Nel corso del federale sono stati ipotizzati gli scenari futuri, ribadito l’ottimo lavoro della Lega di governo, ricordata la necessità di riportare al centro “la buona politica” chiudendo così la stagione dei tecnici. Salvini ha ricordato che la Lega ha donne e uomini di valore “che possono ricoprire incarichi di grande responsabilità” e alla fine ha confermato di avere “idee chiare” sul da farsi e sulla squadra da portare al governo….
- NEL PACIFICO Il missile nordcoreano sul Giappone è un pezzo della destabilizzazione globale
GIULIA POMPILI 04 OTT 2022
Nessun missile balistico nordcoreano aveva mai volato così a lungo, per circa 22 minuti. Per un minuto ha attraversato lo spazio sopra alla prefettura di Aomori. L'ultima volta che è successo era il 2017, e abbiamo rischiato lo scontro finale. Tokyo in mezzo al fuoco incrociato di Russia, Cina e Corea del nord
Il quinto test missilistico nordcoreano in dieci giorni ha volato per circa 4,500 chilometri. Nessun missile balistico nordcoreano aveva mai volato così a lungo, per circa 22 minuti. Per circa un minuto ha volato nello spazio sopra alla prefettura di Aomori, nel nord del Giappone, per poi inabissarsi nelle acque del Pacifico, a circa 3,200 chilometri a est delle coste nipponiche. Secondo le prime rilevazioni, si tratterebbe di un missile balistico a raggio intermedio Hwasong 12.
L’ultima volta era accaduto nel 2017. Il Giappone, allora guidato dal governo di Shinzo Abe, era particolarmente preoccupato dall’aggressività della leadership di Pyongyang di quel periodo – erano i tempi del “fire and fury” del presidente americano Donald Trump. Fu allora che per la prima volta i residenti dell’Hokkaido, l’isola più settentrionale del Giappone, sentirono l’allarme antimissilistico del J-Alert.
Cinque anni fa il mondo era completamente diverso, e allora c’erano state parecchie polemiche: vale davvero la pena spaventare così tanto i cittadini giapponesi? I missili nordcoreani sorvolano per modo di dire lo spazio aereo giapponese, in realtà la loro traiettoria è decisamente più alta di quella di qualunque aereo, e non c’è un pericolo concreto e diretto per la popolazione.
Le provocazioni del 2017 finirono con i colloqui e il summit tra Kim Jong Un e Donald Trump, precipitati due anni dopo con il tycoon che lascia il tavolo dei negoziati. Da allora la situazione della comunità internazionale con la Corea del nord è progressivamente peggiorata, soprattutto nei rapporti con il Sud: alla presidenza di Seul non c’è più il dialogante presidente democratico Moon Jae-in, ma un falco populista come Yoon Suk-yeol.


