Ora Meloni cerca un ministro tecnico per gestire il Pnrr

Perché a Meloni serve un tecnico al Mef? La risposta riguarda Lega e FdI. -Una notte con Salvini a Saronno, tra la base stordita: "Non lascerò mai la guida della Lega"

V. VALENTINI, C. CERASA, C.CARUSO ilfoglio.it 08 OTT 2022

La leader di FdI non si fida della cabina di regia che erediterà da Draghi. Oltre l'incidente diplomatico col premier, c'è di più: la reale voglia di modificare il Piano di riforme. Ma bisogna negoziare con Bruxelles, e il sentiero è stretto. Ecco perché la futura premier pensa a un funzionario con esperienza europea per il Recovery

L’idea nasce nell’intento di superare un problema potenzialmente enorme. Solo che, nell’applicarla, quella idea, bisogna stare attenti a non trasformarla, essa stessa, in un’insidia. Ed è per questo che Giorgia Meloni, e insieme a lei chi la consiglia e la istruisce, stanno valutando di istituire un ministero per l’attuazione del Pnrr: una struttura strategica, da incardinare dentro Palazzo Chigi, come organo di coordinamento centrale della cabina di regia. Il che, oltre a fare ordine, appare una soluzione obbligata per un partito che, arrivando al governo, si trova costretto a ereditare una governance che è stata volutamente pensata per resistere alle logiche dello spoils system, refrattaria ai cambi di maggioranza fino al 2026, quando cioè il Recovery plan dovrà essere concluso. E tanto basta, anche a prescindere dalla diffidenza esasperata che Meloni nutre nei confronti del famigerato deep state, a legittimare la volontà di consegnare a un uomo di fiducia le chiavi del ministero. E però, lungo il confine impercettibile che separa l’essere fidato dall’essere affidabile, si muove il travaglio di Meloni. Un politico o un tecnico, insomma? Il cruccio è sempre quello.

- SCONTRI IN COALIZIONE Perché a Meloni serve un tecnico al Mef? La risposta riguarda Lega e FdI

CLAUDIO CERASA 08 OTT 2022

    

Fratelli d'Italia tenta di andare in una direzione meno populista e più tradizionale, ma Matteo Salvini pare intenzionato a far entrare il suo partito nel Ppe, spostando la linea in versione sovranista

Lei ha un partito che la spinge a non esagerare con la moderazione, a non tradire le proprie idee, a essere coerente con il proprio passato, a non essere troppo simile a tutto ciò che si è sempre combattuto. Lui ha un partito che lo spinge a non esagerare con il populismo, a non tradire la propria storia, a essere coerente con il percorso fatto negli ultimi anni e a evitare di ripetere gli stessi errori commessi nel recente passato. Lei ha un partito che cerca di moderare, lui ha un partito che cerca di moderarlo.

-Una notte con Salvini a Saronno, tra la base stordita: "Non lascerò mai la guida della Lega"

CARMELO CARUSO 08 OTT 2022

    

Incontra i militanti in una sala scolastica con Giorgetti e Fontana. Il processo si trasforma in abbraccio. I sentimenti, le pulsioni identitarie che tornano. La paura di chi sta per essere espulso e vede la il partito spegnersi

Saronno, dal nostro inviato. A Saronno anche l’amaro, la paura, diventa amaretto. “Bevi! E’ liquore nostro, Di Saronno”. Ventinove minuti da Milano. Binario uno, Malpensa Express. Costo: tre euro e cinquanta. Il tabaccaio: “Non si dimentichi di timbrare”. Un leghista: “Guarda che questa volta ti menano, eh, sì, ti menano”. E’ giovedì 6 ottobre. Siamo partiti da Roma. “Salvini incontrerà la base. Ci andate? E’ la sua prima volta dopo le elezioni politiche”. Abbiamo saputo attraverso un messaggio che Matteo Salvini avrebbe parlato presso la sala Aldo Moro, in via Santuario. “Non entrerete. Provateci”-

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata