L'ex ministro Pd Delrio favorevole a dialogare con Giorgetti su fisco e famiglia

-Un bibliotecario che incantava. E senti chi parla di sostituzione etnica. Quanto potere ha il contadino europeo (pure sulla guerra)

20.4.2023 Rizzini, lettere Cerasa, Peduzzi Flammini ilfoglio.it lett.5’

INSIEME PER LA NATALITÀ . L'ex ministro Pd Delrio favorevole a dialogare con Giorgetti su fisco e famiglia

MARIANNA RIZZINI 20 APR 2023

    

“Il ministro traduca il dossier di cui si parla in qualcosa di concreto in direzione di una fiscalità più amica delle famiglie. In tal caso mi avrebbe sicuramente al suo fianco", dice il senatore dem.

Niente tasse per chi fa figli. La proposta di Giorgetti per scommettere sulla natalità

Due figli e niente tasse: Gian Carlo Blangiardo sposa l'idea di Giorgetti

L’inverno demografico, i dati sulla natalità che preoccupano in prospettiva (meno di 7 neonati e più di 12 decessi ogni mille abitanti, secondo i dati Istat) e il governo di centrodestra che, ha detto il premier Giorgia Meloni a margine del Salone del Mobile di Milano, vorrebbe invertire la tendenza, visto che il tema riguarda la “tenuta del nostro sistema economico e sociale” (vedi alla voce pil). Ma in che modo si può declinare questa priorità?..

-Un bibliotecario che incantava. E senti chi parla di sostituzione etnica

20 APR 2023

    

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Mauro Giancaspro aveva la pelle butterata come una figura di Arcimboldo, combinazione di frutta fresca e secca e di animali e oggetti vari, e attraverso quel ritratto composito da pittura manierista del Cinquecento, lanciava sugli interlocutori uno sguardo bellissimo, amichevole, sornione, severo, ironico. E’ stato uno di quei funzionari italiani che sanno rendersi utili senza pretendere e non mettono ingredienti falsi nella cultura che impastano da magnifici artigiani. La materia del suo lavoro, oltre a lavori editoriali e collaborazioni stampa, oltre alla bibliofilia o come diceva lui morbo di Gutenberg, fu sopra tutto la biblioteca. In particolare la Nazionale di Napoli, di origine borbonica e negli anni Venti situata per volontà di Benedetto Croce nel Palazzo Reale di Napoli, cioè nel dissesto della bellezza che un paradosso tutto napoletano rende la bellezza come dissesto. Con Alessandro Giuli, per una gita culturale incantatoria di una giornata appena, visitai tanti anni fa il regno di Giancaspro in uno degli ultimi anni della sua operosità senza frenesia. Ricordo come trattava e ci fece trattare, con quale reverente delicatezza e guanti bianchi, due reperti del patrimonio custodito, non solo i manoscritti di Giacomo Leopardi e i lasciti del suo amico Antonio Ranieri, anche e sopra tutto lo schedario predigitale in cui erano raccolte le sue note allo Zibaldone, piccole foglie miniaturizzate della sua scrittura esile e immortale. E uno dei più straordinari documenti medievali in cui ci si possa imbattere, il manoscritto stenografico, a oggi ancora non decifrato, steso dall’allievo Tommaso d’Aquino auditore delle lezioni di Alberto Magno, testimonianza per noi muta della facilità tecnica del “bue muto” nell’inventare un metodo di trasposizione fulminea dei pensieri del Maestro, un’emozione esoterica immensa, una manipolazione emozionante dei secoli attraverso lo sfoglio appena accennato di un fascicolo misterioso. Giancaspro sorrideva alle nostre espressioni di meraviglia e, dopo il passaggio in rassegna della modernissima Officina di lettura dei papiri di Ercolano, anch’essa lì collocata per la gioia di ricercatori di tutto il mondo, ci portò a coronamento di una visita di oggetti e creazioni del classicismo napoletano, tra stucchi e tinte pompeiane e disordini cataloganti e sublimi terrazze reali sul mare, in una stanza augusta che non era l’oratorio di Ferdinando II, forse chiuso, ma il luogo di nascita del re Savoia, Vittorio Emanuele III, cui la biblioteca era stata dedicata e intitolata. Che fantastico erede repubblicano dei Borboni e dei Savoia era Mauro Giancaspro, morto a settantatré anni lasciando ammutoliti di dispiacere amici e corridoi di una biblioteca sempre affaticata e sempre a suo modo perfetta.

Giuliano Ferrara

Al direttore - Siamo arrivati alla normalizzazione di temi come la sostituzione etnica. La gravità più estrema servita come una lasagna. Quel ministro deve dimettersi, il governo prendere posizione nettamente. Se la presidente del Consiglio è brava, come leggo, non può esimersi; le responsabilità di governo chiamano alla realtà e rifuggono da quelle urlate naziste. Cordiali saluti.

Licia Dal Pozzo

Il tema è grosso e non va sottovalutato. La “sostituzione etnica” non è una gaffe e non va “contestualizzata”. E’ un’espressione che negli ultimi anni è stata motore di inauditi atti di violenza. Ed è un residuo semantico di una stagione che il nazionalismo di destra sta cercando di lasciarsi alle spalle. Dimissioni no. Ma chiedere scusa sì, please.

P.S.: alla Lega che oggi giustamente si indigna per le parole di Lollobrigida chiediamo di ricordarci come si chiama quel politico che anni fa sosteneva le seguenti tesi: “E’ in corso un’invasione pianificata del nostro paese. Un tentativo di sostituzione etnica dei nostri lavoratori con dei disperati coordinato dall’Europa. E chiunque mi aiuti a bloccare questo tentativo di sostituzione etnica è benvenuto”. Diamo un aiuto: era Matteo Salvini.

.EUPORN-IL LATO SEXY DELL'EUROPA

Quanto potere ha il contadino europeo (pure sulla guerra)

PAOLA PEDUZZI E MICOL FLAMMINI 20 APR 2023

    

Polonia e Ungheria non vogliono il grano ucraino, von der Leyen le premia. Il soft power dell’Ue, le proteste degli agricoltori e la potenza di un trattore

Quanto è profonda la rete delle spie di Putin in Europa

I quattro anni che hanno fatto forte la Finlandia

Perché la “carta igienica” deve far paura al Cremlino

Ursula von der Leyen si è piegata alle richieste simil-ricatto della Polonia e dell’Ungheria sul grano dell’Ucraina. I governi di Varsavia e di Budapest avevano imposto un blocco ai cereali e ad altri prodotti agricoli ucraini, violando le regole dell’Unione europea sul commercio e infliggendo un colpo inatteso ma forte al sostegno senza sbavature promesso a Kyiv nella guerra della Russia. La presidente della Commissione ha però offerto loro un premio: 100 milioni di euro di aiuti aggiuntivi per gli agricoltori e misure di salvaguardia d’emergenza per impedire che il grano ucraino sia venduto nei loro mercati. La proposta della von der Leyen è stata illustrata in una lettera ai capi di stato e di governo di Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Anche i governi di Sofia e Bratislava hanno imposto un blocco a seguito della decisione di Varsavia e Budapest. “Sono pienamente consapevole delle preoccupazioni che avete espresso sull’aumento delle importazioni di alcuni prodotti agricoli ucraini”, ha scritto von der Leyen: dopo un pacchetto da 56,3 milioni di euro di aiuti adottato a marzo, “ora ci stiamo preparando a presentare un secondo pacchetto di sostegno finanziario da 100 milioni di euro” per gli agricoltori. “Vorrei anche informarvi che la Commissione europea adotterà misure preventive” per reagire al deterioramento della situazione dei produttori dell’Ue di specifici prodotti, come grano, mais colza e semi di girasole”, ha spiegato von der Leyen. Le misure preventive si tradurranno nel divieto di importare questi prodotti ucraini nei mercati dei cinque paesi, consentendone solamente il transito per esportarli verso altri stati membri dell’Ue o verso il resto del mondo. Ma, dati i costi di trasporto e il livello di prezzo sui mercati mondiali, i cereali ucraini rischiano di restare in Ucraina. Von der Leyen, anziché far scattare procedure di infrazione e chiedere di fare un sacrificio per aiutare Kyiv, ha preferito offrire un compromesso politico a chi vìola apertamente le regole, lasciando così intendere che gli interessi degli agricoltori europei potrebbero essere più forti della solidarietà all’Ucraina.

-

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata