Molise 1-PASSEGGIATE ROMANE Il Pd in allarme: dubbi su Schlein anche tra i fedelissimi di AreaDem
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28.6.2023 Redazione, Montenegro ilfoglio.it lettura 6’
Molise 1-PASSEGGIATE ROMANE Il Pd in allarme: dubbi su Schlein anche tra i fedelissimi di AreaDem
La sconfitta in Molise era data per probabile, ma il tracollo dei Cinque stelle non era previsto. Si guarda alle europee: la consolazione è essere il primo partito d'opposizione
28,6,2023 ilfoglio
Sì, è vero, la sconfitta molisana in casa dem era data per molto probabile. Ma quello che ha colto totalmente impreparati i dirigenti del Partito democratico è stato il totale tracollo dei Cinque stelle. Al Nazareno erano convinti che andando alle elezioni con un loro candidato, per giunta sindaco di Campobasso, il M5s avrebbe subito una flessione rispetto alle precedenti regionali (31 per cento) e persino rispetto alle politiche (24 per cento) ma che precipitassero giù in questo modo nel Pd non lo immaginava nessuno. E questa volta Elly Schlein non può dire che lei non c’era, perché gli accordi con i Cinque stelle in Molise sono stati perfezionati sotto la sua gestione. Certo, qualcuno l’aveva avvisata che candidare il sindaco di un comune dove il Pd era all’opposizione forse non rappresentava una scelta saggia. Ma la segretaria era (ed è) convinta che l’accordo con il M5s vada fatto per forza in prospettiva delle elezioni politiche in cui il sogno della segretaria dem è quello di candidarsi a Palazzo Chigi.
Ora, dopo il patatraca molisano, non si può dire che Elly Schlein sia stata messa sul banco degli imputati. Non ci sarà un atto d’accusa esplicito nei suoi confronti, se non altro perché la leader del Partito democratico non ha intenzione di convocare un’altra direzione, meglio riunire la segreteria dove ha la netta maggioranza e dove gli oppositori interni non sono rappresentati dall’ala dura e pura della minoranza dem. Però resta il fatto che ormai anche chi l’ha sostenuta o chi comunque aveva deciso di darle credito e di collaborare adesso pensa che forse quello della segretaria dem non sia un mestiere adatto a Schlein. Sono in allarme persino i fedelissimi di AreaDem (la corrente di Dario Franceschini) che iniziano a temere per le sorti del partito. Ma bocciare la segretaria a un anno dalle elezioni europee è fuori discussione. Perciò la minoranza di Lorenzo Guerini, che è la più agguerrita, ora punta i piedi con Stefano Bonaccini, accusato di essere troppo morbido nei confronti della leader, e chiede al presidente della regione Emilia-Romagna di far sentire la sua voce “perché così non si può certo andare avanti”.
Intanto la sicurezza coltivata al Nazareno tra la segretaria e i suoi fedelissimi di prendersi la rivincita alle europee (“Se giochiamo bene le nostre carte possiamo anche superare Fratelli d’Italia che tra un anno sarà logorato dall’esperienza di governo e non sarà più in luna di miele con gli elettori”, si sente addirittura dire nel tortellino magico) non è stata intaccata nemmeno da questa ennesima sconfitta. Un po’ meno sicuri di queste previsioni tutti gli altri dirigenti dem. Ci si consola con il fatto che, visto l’andazzo del M5s il Pd anche nella tornata europea, qualsiasi sia il suo risultato, sarà il primo partito dell’opposizione. Certo, un po’ pochino per un partito che aspira a gareggiare con Giorgia Meloni.
Nei Cinque stelle in preda al panico, invece, c’è chi pensa di non far arrivare Giuseppe Conte alle europee. Tra i parlamentari e i gruppi dirigenti l’ex premier ha ancora una salda maggioranza, ma non è detto che gli basti. Beppe Grillo pensa a Virginia Raggi. Una soluzione di “battaglia” che secondo il comico genovese potrebbe portare nuova linfa al movimento.
Raccontano che il presidente brasiliano Lula sia rimasto alquanto sorpreso per l’accoglienza riservatagli da Elly Schlein. Molto affettuosa, per carità, ma pare che Lula non abbia gradito le scarpe da ginnastica con cui la segretaria dem si è presentata a un incontro ufficiale .A Montecitorio gira voce che Chiara Braga si sia sentita scavalcata da Peppe Provenzano sul caso Santanchè. Il responsabile Esteri dem infatti ha bruciato la capogruppo del Pd alla Camera sul tempo chiedendo le dimissioni della ministra del Turismo.
2- Il voto in Molise in numeri: FI doppia la Lega, il M5S perde 35mila voti
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Più che per il centrodestra – la vittoria della coalizione di governo e di Francesco Roberti era tutto sommato previdibile – le regionali in Molise dovevavo essere un test per verificare lo stato dell'arte a sinistra, quel campolargo da ricostruire per creare, a dirla con le parole di Elly Schlein, "l'alternativa alla destra". Ma all'indomani della sconfitta, in mattinata, mentre scriviamo, la segretaria del Pd non si è ancora espressa pubblicamente sul deludente risultato: l'alleanza di centrosinistra, tra Pd e 5 stelle, non decolla. Piuttosto vola bassa, molto bassa, nonostante la leader dem e il presidente grillino Giuseppe Conte - non ancora pervenuto pure lui, in queste ore, sull'esito del voto - abbiano ripreso di recente a farsi vedere insieme.
Lo hanno fatto anche a Campobasso, in occasione della chiusura della campagna elettorale per il loro Roberto Gravina, immortalati da un iconico scatto attorno a un caffè - c'era anche Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. Un'immagine tornata utile soprattutto per i giornali o per rievocare quella consuetudine secondo cui, Da Vasto a Narni, le foto di gruppo a sinistra non portano granché bene: questa volta il candidato si è fermato al 35,25 per cento, con 54.884 preferenze.
Roberto Gravina era il volto del Movimento 5 stelle, su cui anche i dem avevano deciso di puntare per provare a fermare l'onda lunga che da Palazzo Chigi ha conquistato tutte le ultime prove regionali, dal Friuli alla Lombardia, passando per il Lazio. Il valore aggiunto doveva essere rappresentato dal fatto che Gravina è sindaco di Campobasso, il bacino elettorale più ampio della regione. Non è riuscito a vincere nemmeno in casa: è arrivato al 48 per cento così come l'avversario Roberti, che è invece sindaco di Isernia. Qui invece la proporzione regionale è stata grossomodo rispettata: 64 per cento per il centrodestra contro il 30 per cento del centrosinistra.
Di certo, le premesse per battere la proiezioni molisana dell'alleanza di governo non erano tra le più rosee, ma la sconfitta avrebbe potuto altrettanto certamente essere diversa. E guardando ai dati si vede bene come a pesare sull'entità della sconfitta sia stato proprio - l'ennesimo - tonfo elettorale grillino, mai capaci a livello regionale di essere incisivi con un proprio candidato, e in nettissimo calo in questa tornata. Forse non ha aiutato nemmeno l'afflluenza, al 47,95 per cento, in calo rispetto al 52,17 di 5 anni fa, nonostante si votasse solo di domenica.
Nel 2018, la lista pentastellata in corsa da sola aveva ottenuto 45.886 voti (31,57 per cento), mentre per il candidato Andrea Greco si erano espressi il 38,50 per cento degli elettori. Ieri al partito di Giuseppe Conte è andata decisamente peggio: 9.966 preferenze pari al 7,09 per cento. Ha tenuto un po' meglio il Pd, che ha guadagnato prefrenze rispetto alla scorse elezioni e al fotofinish supera Forza Italia, diventando la seconda forza in regione, dopo Fratelli d'Italia. Ma è una magra consolazione: i dem conquistano comunque solo il 12.02 per cento dei voti (16.910). Nel 2018 i consensi erano stati 13.122 e non valsero nemmeno il 10 per cento.
D'altra parte, al netto di qualche scatto in favore di telecamera e qualche sparuta comparsata in piazza, una proposta credibile di alleanza Conte e Schlein non l'hanno ancora messa in campo. Preoccupati piuttosto a non farsi schiacciare dall'immagine dell'altro, a riempire gli svazi vuoti a sinistra più che a erodere i consensi dei sovranisti. L'obiettivo principale delle due principali forze politiche del centrosinistra sembra essere quello delle elezioni europee del prossimo anno, quando si voterà con il proporzionale, e questo aiuta meglio a inquadrare i movimenti del leader grillino e della segretaria dem.
E in questo scenario - con un altro, debole, accordo elettorale - si è infilata una volta ancora la destra, vincendo un'altra elezione e confermando la presidenza del Molise ottenuta 5 anni fa con Donato Toma. "Un risultato che onora la memoria di Berlusconi", ha detto a caldo Antonio Tajani, commentando il 12 per cento ottenuto dal suo partito in regione: doppiata la Lega, al 6 per cento. "Un altro grande successo, ottenuto grazie al lavoro del centrodestra unito, che conferma la solidità della coalizione di Governo", le parole, dello stesso segno, di Meloni. Nel 2018 la sua Fratelli d'italia era al 4,45 per cento, ieri è arrivata al 18,85 per cento. Primo partito, per distacco.


