-L'EDITORIALE DELL'ELEFANTINO. La rivolta sociale che non c'è. Ecco perché non siamo la Francia

-TRA BONUS E PAGHETTE Quanto è comodo mettere a carico dello stato i costi del lavoro- Il tagliando del RCD
4.8.2023 G.Ferrara, A. Brambilla, S. Vannutelli ilfoglio.it lett3’

-L'EDITORIALE DELL'ELEFANTINO. La rivolta sociale che non c'è. Ecco perché non siamo la Francia
GIULIANO FERRARA 04 AGO 2023

A differenza di Parigi, da noi i poveri restano a casa pure se gli tolgono il Reddito di cittadinanza. Zero proteste dopo la fine del sussidio

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Calderone: "Reddito di cittadinanza? 25 miliardi e nessun risultato"

A parte le storie penose o atroci raccontate ai tg da persone colpite a tradimento dal taglio del Reddito di cittadinanza, vicende solitarie e liminari o familiari, tutte fonti di necessaria compassione in chi ascolta e vede; a parte rilievi di rigore di enti assistenziali e caritatevoli sui rischi di povertà di ritorno per un sussidio che viene di brutto a mancare in aree economicamente e socialmente depresse; a parte poche decine di manifestanti riuniti dall’ineffabile e battagliera schiera di Potere al popolo: a parte tutto questo non c’è aria di rivolta sociale dopo che molte decine di migliaia di famiglie, in specie a Napoli e nel centro-sud, sono state avvisate della fine draconiana del sussidio. Gira per l’aria una certa ansia, in particolare negli ambienti di governo, e i media in vario modo pucciano il biscotto nel dramma, ma il dramma non si manifesta come si sarebbe potuto pensare. Il primo appuntamento di protesta annunciato dalla Cgil è per ottobre, sa di mestieraccio, di atto dovuto prima della Finanziaria. Un po’ poco, un po’ tardi. L’estate militante del Pd e il descamisadismo con pochette di Conte e dei suoi non fanno notizia perché non prendono corpo nonostante l’occasione ghiotta. Che cosa voglia dire tutto questo non si capisce bene, e può essere che alla prima occasione utile le cose si rigirino nel senso della rivolta sociale, per adesso non è il caso….
-TRA BONUS E PAGHETTE Quanto è comodo mettere a carico dello stato i costi del lavoro
ALBERTO BRAMBILLA 04 AGO 2023

Nel dibattito su come aumentare i redditi dei lavoratori, una quota anche consistente della politica e delle parti sociali, sindacati in testa e pure Confindustria, sono passati dal loro ruolo di contrattazione a quello di pressione sui governi per “mettere più soldi in busta paga”, ovviamente saccheggiando le finanze pubbliche

Calderone: "Reddito di cittadinanza? 25 miliardi e nessun risultato"

Nel dibattito sul costo del lavoro, una quota anche consistente della politica e delle parti sociali, sindacati in testa e pure Confindustria, sono passati dal loro ruolo di contrattazione a quello di pressione sui governi per “mettere più soldi in busta paga” invocando più che i rinnovi contrattuali, la riduzione del cuneo fiscale. Il primo risultato lo hanno ottenuto con il bonus Renzi da 80 euro al mese, che dal 2021 è diventato Tir (Trattamento integrativo dei redditi) e che vale 100 euro al mese per redditi fino a 28 mila euro annui; poca roba per quelli fino a 40 mila. E’ stato poi il turno della “paghetta di stato”, l’Auuf, l’assegno unico universale per i figli fino a 21 anni, introdotto il primo marzo 2022 e che vale altri 189,2 euro al mese oltre a una serie di maggiorazioni per ogni figlio e per redditi Isee inferiori o uguali a 16.215 euro; praticamente la stragrande maggioranza dei lavoratori….

- IL TAGLIANDO DEL RDC Reddito di cittadinanza, i limiti del taglio “al buio” fatto dal governo e tre idee per una vera riforma
SILVIA VANNUTELLI 04 AGO 2023

Se si vuole migliorare l’occupabilità dei beneficiari bisogna investire e non tagliare nel breve periodo, così da poter poi raggiungere risparmi e potenzialmente anche guadagnare nuove risorse nel medio periodo

Sul Reddito di cittadinanza (Rdc), il governo brancola nel buio. Ma è un buio che i creatori del Rdc hanno contribuito a creare. Non tutti ricorderanno che ai tempi della creazione del sussidio si aprì un breve dibattito sulla valutazione della sua efficacia. La legge istitutiva ha affidato interamente al ministero del Lavoro, e a un comitato scientifico scelto dal ministero, la responsabilità di valutare il Rdc. Valutazione che, a oggi, non è mai arrivata. Eppure si sarebbe potuto fare molto, in questi quattro anni. E’ bizzarro come proprio l’Inps, che ha da anni istituito un programma di avanguardia di accesso ai dati a ricercatori esterni con l’obiettivo di creare una fonte “di ricerca, di analisi e di monitoraggio delle politiche legate al mercato del lavoro e al welfare state italiano”. (c.d. programma Visitinps, a cui chi scrive ha partecipato), non abbia condotto fino a oggi alcuna valutazione.

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