Il podcast del direttore. Come hanno incastrato Toti: l’assist della magistratura a Giorgia Meloni
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Sulla vicenda Toti tutto il volgare e il gossip è stato tirato fuori. Ora i riflettori si spostano su Giorgia Meloni. Toti arrestato, e se le accuse risultassero false? Tra questione di etica e coscienza
Claudio Velardi — 15 Maggio 2024 ilriformista.it lettura2'
Sulla vicenda Toti tutto il volgare e il gossip è stato tirato fuori. Ora i riflettori si spostano su Giorgia Meloni. La Premier non dà tempo al governatore della Liguria e in modo furbo interviene sul tema al momento .giusto, quando ormai i giochi sono fatti. Al suo posto stanno infatti operando i giudici per liberare la campagna elettorale, dando un ultimatum all’uomo al centro dell’inchiesta e prospettandogli l’ipotesi delle dimissioni per uscire dagli arresti domiciliari, scenario che se non dovesse verificarsi gli impedirebbe invece di governare.
Se le accuse saranno vere o no (dovranno essere dimostrate in un processo) per ora non interessa a nessuno. Quel che più impressiona è il modo in cui continua a comportarsi questo Paese; la politica – sottomessa alla volontà altrui – ha trovato il modo per liberarsi di Toti: deve fare campagna elettorale e nessuno vuole averlo tra i piedi.
Allarmi sprecati
Un altro classico italiano: gli allarmi sprecati. Sulla corruzione, che torna in scena nel momento delle inchieste, l’Anac prova a fare i conti sui casi tra il 2015 e il 2020. Ci ricorda che gli allarmi sono tutti sacrosanti, ma bisogna distinguere tra una corruzione effettiva e una corruzione percepita e noi siamo maestri in Italia a lavorare sul piano informativo e sulle impressioni: i dati, in fondo, ci dicono che non siamo così distanti dai paesi sviluppati. Un altro avvertimento è invece quello lanciato da Liliana Segre sulla riforma del Premierato, ma sulle riforme istituzionali tenderei a fidarmi di chi si occupa della materia in modo più competente e professionale.
Toti arrestato, e se le accuse risultassero false? Tra questione di etica e coscienza
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Tratto dal podcast di mercoledì 15 maggio



Commenti
La città rimase scossa dall’inchiesta. L’arresto di Novi fu spettacolare, all’ora di pranzo, mentre riceveva ospiti nella sua casa.
TEMPI LUNGHISSIMI
Già, perché questo è il cuore della vicenda: sei anni e mezzo di processo hanno portato all’assoluzione di tutti, malgrado l’accusa abbia fatto ricorso sempre, fino in Cassazione. Le colpe? Novi, dall’alto della sua ultraquarantennale esperienza, aveva trovato una via per assegnare i preziosi moli del porto che aveva messo d’accordo tutti. Aveva composto un mosaico complicatissimo, ma in questo capolavoro di mestiere e diplomazia la Procura aveva ravvisato gli estremi di una spartizione proibita, fatta dall’imputato al solo scopo di perseguire i propri interessi. Nel gioco c’erano tutti i signori del porto; non solo Spinelli, anche Messina, Grimaldi, la Tirrenia, le Grandi Navi Veloci, la flotta di Stato e, sullo sfondo, anche Aponte, patron di Msc nonché uno dei più importanti armatori al mondo. Per i magistrati sarebbero stati tutti concussi da Novi...
Inevitabile che l’inchiesta abbia paralizzato la città. Il mondo rallentava sotto il peso della crisi economica globale e il porto restava ostaggio della Procura. Se ne avvantaggiò solo il Pd, che piazzò all’Autorità Portuale, per ben due mandati, il dinosauro di fiducia Luigi Merlo, ex assessore regionale. L’effetto fu, tra gli altri, che il Comune perse sette milioni di euro di fitti dalle concessioni. Ma i danni in realtà furono molto più ingenti di quei sette milioni. Basti pensare che, con i suoi oltre cinque miliardi l’anno di Iva e tariffe pagate allo Stato, il Porto di Genova è il principale contribuente italiano. Questo a significare che fermarlo non è tanto un problema per Toti o per i liguri, ma per tutti gli italiani. Liberoquotidiano 15.5.2024
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