Immodesta proposta. Liberiamo le riforme dall’isteria del riformismo plebiscitario

Sui veri problemi e le possibili soluzioni esiste in realtà un consenso larghissimo,

Francesco Cundari 19 Dicembre 2024 linkiesta.it lettura2’

scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Alle otto di questa mattina il testo della manovra di bilancio arriverà alla Camera per la discussione generale. E alle undici, immancabile, arriverà anche la richiesta del voto di fiducia da parte del governo. Si replica così, per l’ennesima volta, uno schema che di fatto espropria il parlamento della sua principale funzione, con grande scandalo dell’opposizione di turno, che al prossimo giro farà esattamente la stessa cosa.

È uno dei tanti segnali di degrado della nostra democrazia parlamentare che si ripresenta regolarmente da decenni. Decenni, attenzione, che però le forze politiche, gli accademici, i giornalisti e i conduttori di talk show hanno passato a discutere pressoché esclusivamente di riforme istituzionali. In proposito, uno dei centri che ha dato il contributo più significativo a questo sforzo, il Mulino di Bologna, ha pubblicato da poco un interessante ebook che ripercorre molte di quelle battaglie, all’interno di una più ampia ricostruzione della sua storia e del suo impegno nelle svolte decisive della storia repubblicana.

L’aspetto più significativo di questo interminabile gioco dell’oca è che in verità, nel merito dei problemi concreti, come quello da cui siamo partiti parlando della legge di bilancio, esiste da tempo un consenso pressoché unanime. Non c’è in pratica leader politico, osservatore o studioso di qualsiasi tendenza che non riconosca i guasti del bicameralismo perfetto, per fare solo un esempio, e non concordi sull’opportunità di una serie di possibili soluzioni pratiche, presenti in una forma o nell’altra nei programmi del novanta per cento dei partiti, per non parlare di convegni e riviste, dalla fine degli anni ottanta a oggi. Il problema è che queste possibili soluzioni sono da decenni ostaggio dei relativi progetti di «grande riforma» in cui sono inserite, con cui i leader di turno si illudono di poter fare cappotto, trasformandosi nel de Gaulle italiano.

Ecco perché, alla sacrosanta campagna contro le riforme istituzionali promosse dal centrodestra, un’opposizione intelligente dovrebbe accompagnare non già l’ennesimo tentativo di segno uguale e contrario, ma una ragionevole proposta di disarmo bilaterale. Una proposta che consenta al tempo stesso, una volta sbarazzato il campo dalle tentazioni plebiscitarie, presidenzialiste o parapresidenzialiste, per via costituzionale o attraverso la legge elettorale, quelle modifiche concrete, apparentemente minime e in realtà essenziali per salvare la nostra democrazia parlamentare e la dignità stessa della politica che altrimenti non vedremo mai.

Commenti   

#1 walter 2024-12-19 10:27
Alla ricerca del metodo migliore possibile. Costruire un Centro alternativo alla destra, non partiamo dai nomi, iniziamo dal basso: l’egemonia Pd sarebbe controproducente
Caro Direttore,
si sta sviluppando una discussione ampia, seppure confusa, circa la necessità, nel campo alternativo alla destra, della costituzione di un’area liberal-democratica e di centro. La discussione, lo ha fatto correttamente anche il Suo giornale, mi ha chiamato in causa. Quindi vorrei svolgere qualche considerazione per chiarire di nuovo il mio pensiero. Tale esigenza è stata da me segnalata ormai molti anni fa, tra i primi. Non con grandi riscontri. Ma il fatto che oggi tanti autorevoli protagonisti del dibattito politico convergano su di essa è già una buona notizia.

Non credo che sia in collisione con un processo di rafforzamento del Partito Democratico. Prende atto, semplicemente, che una parte di elettorato che non vuole andare a destra (in presenza soprattutto del piglio tanto inconcludente quanto illiberale della Meloni), non ha inteso nel passato e non intende nemmeno oggi convergere sul PD; che, pur fondandosi su un pluralismo che va sempre più valorizzato, include una forte componente di sinistra, che in buona parte proviene dal Pci. Non credo in questa sede sia utile domandarsi se abbia torto o ragione. È un fatto del quale occorre prendere atto, se vogliamo per la prossima competizione elettorale allargare lo schieramento democratico alternativo….estratto Goffredo Bettini 19 Dicembre 2024 alle 10:04 ilriformista

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