Claudia Eccher smaschera le toghe rosse: "A Brescia mi hanno impedito di parlare"Posso solo dire
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che la situazione sta sfuggendo di mano. Ho percepito un pessimo clima a Brescia. Ci sono frange della magistratura accecate dall’ideologia
Giovanni M. Jacobazzi 27 gennaio 2025 da liberoquotidiano.it
«Quanto accaduto sabato scorso a Brescia durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario è di una gravita inaudita. Mi spiace che nessuno abbia poi sentito l’esigenza di scusarsi», afferma l’avvocata trentina Claudia Eccher, componente laica del Consiglio superiore della magistratura.
Consigliera, può raccontarci cosa è successo?
«I vertici dell’Anm, l’altra settimana, avevano dato indicazione ai propri iscritti sulle modalità della protesta contro la separazione delle carriere. Avevano deciso che nel momento in cui prendeva la parola il rappresentante del governo dovevano uscire dall’aula, indossando la toga con una coccarda tricolore e tenendo in mano la Costituzione. La protesta doveva essere contro il governo e non contro il Csm che, ricordo, è presieduto dal capo dello Stato ed ha il compito di difendere i magistrati dalle interferenze esterne».
I magistrati non hanno più il consenso dell'Italia: ecco perché il toga party ormai è finito
Andiamo avanti.
«Arrivata al palazzo di giustizia, parlando con gli organizzatori, mi era stato confermato che anche a Brescia i magistrati sarebbero usciti dall’aula quando il dottor Gaetano Campo, capo dipartimento del Ministero della giustizia, e peraltro un loro collega, avrebbe preso la parola».
E invece?
«Terminato l’intervento della presidente della Corte d’appello, la dottoressa Giovanni Di Rosa, quando toccava a me i magistrati si sono alzati per uscire. Ma non solo. Un paio di loro si sono girati verso di me dicendo che non mi dovevo “permettere” di dare il mio parere sulla separazione delle carriere».
Scusi, ma come facevano a sapere quale sarebbe stato il suo parere sulla separazione delle carriere?
«Appunto. Se fossero rimasti in Aula avrebbero potuto ascoltare che il mio intervento era incentrato sulla necessità di garantire l’autonomia del pm dal potere politico».
Lei è stata l’unica rappresentante del Csm quest’anno che i magistrati non hanno voluto ascoltare.
«Sì. Ho fatto verificare e mi dicono che nemmeno in passato era mai successa una cosa del genere».
Forse perché lei è stata indicata al Csm dalla Lega e ha difeso Salvini in alcuni processi?
«Sarebbe grave. Anzitutto perché l’avvocato non va identificato col proprio assistito e poi perché in Parlamento per andare al Csm mi hanno votato pure esponenti di opposizione».
Fra Salvini e i magistrati non corre buon sangue. Forse per colpirlo hanno messo lei nel mirino?
«Non voglio pensarlo. Posso solo di re che la situazione sta sfuggendo di mano. Ho percepito un pessimo clima a Brescia. Ci sono frange della magistratura accecate dall’ideologia che hanno perso terzietà e imparzialità. Ed equilibrio. Se si arriva a impedire a un rappresentante del Csm di parlare vuol dire che siam messi molto male».
Lei è nella Commissione per gli incarichi direttivi del Csm. Si sente il peso delle correnti dell’Anm?
«C’è un aspetto che tutti dimenticano o fanno finta: i togati al Csm sono esattamente il doppio dei laici. Se si mettono d’accordo fra loro noi laici possiamo fare molto poco».



Commenti
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Sarà un’operazione in grande stile, sperimentata in sedicesimo nello pseudo-scandalo di Tempa rossa. Vedrete. Il partito delle procure cercherà di azzoppare il premier prima del referendum. Diario politico…….
Piercamillo Davigo, nella sua ormai celebre intervista (un tantino “golpista”) ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, ha respinto la critica rivolta al pool di Mani pulite di aver tenuto una linea di condotta di riguardo nei confronti dell’ex Pci, ricordando che lui stesso condusse un’indagine all’interno di Botteghe Oscure. Evidentemente non trovò nulla che avesse rilievo penale. Non riveliamo, certo, un segreto (dal momento che ne parlarono diffusamente i giornali dell’epoca) a rammentare che si tenne un vertice del “magico pool” con Tiziana Parenti (che ne faceva parte con l’incarico di indagare sull’ex Pci), a conclusione del quale si decise che non vi erano prove sufficienti per calcare la mano in quella direzione (tanto che Tiziana Parenti, in dissenso, poco dopo lasciò la magistratura). Il teorema, per cui il segretario del partito “non poteva non sapere” fu fatto valere solo nel caso di Bettino Craxi. Estratto da archivio simofin/Italia.com articolo di Giuliano Cazzola | 29 Aprile 2016 ore 13:47 Foglio
Precedenti A proposito di dimissioni magistrati non allineati ndr
"Una sceneggiata, una protesta da operetta": così Donatella Masia, magistrata in servizio alla procura di Asti dopo decenni a Torino, parlando col Foglio, ha definito la protesta dell'Associazione nazionale magistrati (Anm). Le toghe, in particolare, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, celebrato in diverse città d'Italia, hanno deciso di abbandonare le aule quando a prendere la parola erano esponenti di governo. Un modo per esprimere il loro dissenso nei confronti della riforma della Giustizia. Masia non solo non ha partecipato all'iniziativa, ma l'ha anche definita "inammissibile sul piano dell’educazione e del rispetto istituzionale”. "Un magistrato nelle sedi istituzionali deve comportarsi da magistrato - ha spiegato - se ha qualcosa da dire lo dice nelle forme e nei modi opportuni”.estratto libero quotidiano
26 gennaio 2025 liberoquotidiano.it
Alla vigilia - ieri, sabato 25 gennaio - lo show delle toghe in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario: le aule disertate quando parlavano esponenti di governo, la Costituzione sventolata, il tutto per protestare contro la separazione delle carriere, riforma del governo Meloni. Una scelta, ha ricordato il premier, del popolo: "Ci hanno votato", ha ricordato Meloni. E la separazione delle carriere era nel programma.
Ecco, il punto è che contro la protesta delle toghe (rosse), si schiera anche Antonio Di Pietro, il volto di Mani Pulite. "Costituzione alla mano, la separazione delle carriere non mina l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Non capisco questa idea di bloccare la riforma prima che il popolo si esprima con il referendum. Non è questa una forzatura costituzionale?", picchia durissimo in un'intervista a Il Tempo.
E ancora: "I magistrati che protestano ragionano esclusivamente da magistrati, ma dovrebbero mettersi nei panni anche degli altri soggetti processuali, perché quando si entra in un'aula di giustizia, tutto dipende dalla giacchetta che hai addosso per sentirsi sereno. L'articolo 104 dice: la magistratura è autonoma e indipendente. Questa riforma sta cambiando questo articolo? No. Il refrain è che la separazione mina l'indipendenza del pubblico ministero. Ma non è vero", ripete Di Pietro.
Ermes Antonucci 27 gen 2025
Anche il pm di Torino Gianfranco Colace ha preso parte alla protesta indetta dall’Anm contro la separazione delle carriere, brandendo la Costituzione. Proprio lui che è stato censurato dalla Corte costituzionale per aver intercettato illegalmente per tre anni il senatore Esposito..estratto ilfoglio.it
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