Istat, Cresce l'occupazione, cala la produzione. Così l'Italia tira avanti
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Occupazione. A gennaio 2025 il numero di occupati è salito a 24 milioni 222mila. Produzione industriale, , a dicembre 2024 diminuisce in termini tendenziali del 7,1%
10.3.2025 a cura di opact.simofin.com lettura2’
La crescita rispetto al mese precedente coinvolge i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni 447mila, i dipendenti a termine (2 milioni 663mila) e gli autonomi (5 milioni 111mila).
L’occupazione aumenta anche rispetto a gennaio 2024 (+513mila occupati), ma in questo caso è sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+702mila) e degli autonomi (+41mila) e del calo dei dipendenti a termine (-230mila).
Su base mensile, il tasso di occupazione cresce al 62,8%, mentre diminuiscono quello di disoccupazione, al 6,3%, e quello di inattività, al 32,9%.
- Produzione industriale - Dicembre 2024
A dicembre 2024 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca del 3,1% rispetto a novembre. Nella media del quarto trimestre il livello della produzione si riduce dell’1,2% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+0,9%); mentre cala per i beni strumentali, i beni di consumo (-3,3% per entrambi i settori) e i beni intermedi (-3,6%).
Al netto degli effetti di calendario, a dicembre 2024 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 7,1% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20 contro i 18 di dicembre 2023). Si registra una crescita esclusivamente per l’energia (+5,5%); al contrario, marcate diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-10,7%), i beni intermedi (-9,5%) e i beni di consumo (-7,3%).
Gli unici settori di attività economica che registrano a dicembre incrementi tendenziali sono l’attività estrattiva (+17,4%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,0%). Flessioni particolarmente marcate si rilevano, invece, nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-23,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-18,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-14,6%).
Il commento
Il 2024 si chiude con una diminuzione della produzione industriale del 3,5%; la dinamica tendenziale dell’indice corretto per gli effetti di calendario è stata negativa per tutti i mesi dell’anno, con cali congiunturali in tutti i trimestri.
Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l’energia si registra un incremento nel complesso del 2024. Nell’ambito della manifattura, solo le industrie alimentari, bevande e tabacco sono in crescita rispetto all’anno precedente, mentre le flessioni più marcate si rilevano per industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e fabbricazione di mezzi di trasporto.



Commenti
10 Marzo 2025 - 10:50 Ugo Milano open.online
Negli ultimi dieci anni, i servizi e in particolare quelli di alcuni settori hanno guadagnato centinaia di migliaia di occupati, ma con retribuzioni insufficienti
Sanità e assistenza sociale, alloggi e ristorazione, viaggi e attività scientifiche e tecniche sono tra i settori che negli ultimi dieci anni hanno attratto più occupati. A perderne, rivela un’analisi pubblicata sul Sole 24 Ore basata sui dati del registro imprese dell’Inps, sono principalmente banche, assicurazioni, immobiliare, legno e moda. Lo studio evidenzia che in generale a livello occupazionale la pandemia risulta completamente superata. Rispetto a dieci anni fa, i lavoratori sono 2,6 milioni in più, a fronte di 128.626 imprese in meno. Cresce, dunque, seppur di poco anche la dimensione delle aziende.
I settori che cambiano di più
In particolare, le imprese attive nella sanità e nell’assistenza sociale hanno registrato un aumento di 272 mila lavoratori, …
…«La stabilità in cambio di paghe basse»
Dunque, crescono i servizi (+6% nel terziario) i contratti sono perlopiù stabili, ma – evidenzia Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro all’Università Bocconi – le retribuzioni restano inadeguate. È come se la stabilità del lavoro fosse stata scambiata con paghe troppo basse, fa notare l’esperto. Oltre al tema degli stipendi, l’Italia deve fare i conti con l’inadeguatezza di alcune fasce dei lavoratori. Se il terziario è il settore che più impiega, ne traggono vantaggio i laureati, che passano dal 23% degli occupati del 2018 al 25% del 2023. Ma rischiano di rimanere indietro i lavoratori meno qualificati. Questi ultimi, avverte Paola Nicastro, presidentessa e amministratrice delegata di Sviluppo Lavoro Italia, devono essere adeguatamente formati per non essere tagliati fuori. Inoltre, le Pmi devono fare rete per evitare di trovarsi scoperte nel momento di investire. 10 Marzo 2025 - 10:50 Ugo Milano open.online
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