Interni Chi nasconde e contesta le sentenze sgradite
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La prima regola prevede che le sentenze della magistratura si possono commentare, soprattutto quando sgradite. La seconda regola…Sangiuliano ex ministro
Filippo Facci 10 Aprile 2025 - 10:00 ilgiornale.it lettura2’
La seconda regola prevede che le sentenze si possono non commentare o fingere che non esistano proprio
Il nuovo anarchismo comunicativo prevede due nuove regole che sono già in vigore e su cui ci esercitiamo per mera dovizia.
La prima regola prevede che le sentenze della magistratura si possono commentare, certo, soprattutto quando sgradite: è il caso dell'archiviazione chiesta per il figlio del Presidente del Senato. La seconda regola prevede che, in alternativa, le sentenze si possono non commentare o, meglio ancora, fingere che non esistano proprio, quindi non darne notizia: è il caso dell'archiviazione ottenuta dall'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.
1) La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per Leonardo Apache La Russa, figlio di Ignazio, per i presunti abusi su una 22enne risalenti al maggio 2023: a lui e a un amico hanno invece contestato il reato di «revenge porn» per la diffusione di immagini senza che la ragazza avesse dato l'assenso. Va da sé che l'accusa più grave (e parecchio) era la prima. Ecco: c'è da registrare un commento dell'onorevole Laura Boldrini (saremo gli unici a riportarlo, ma pazienza) secondo la quale l'archiviazione per lo stupro non va bene: bisognava chiedere un processo anche per quella. Qual è il ragionamento? Lasciamo a lei la parola: secondo la procura, «non vi è la prova che gli indagati abbiano percepito, in modalità esplicita la mancanza di una valida volontà della ragazza nel compiere gli atti sessuali. La stessa Procura, però, riconosce l'assenza di consenso della ragazza per la diffusione dei video relativi ai fatti». E allora? «Rileva l'urgenza di una legge che chiarisca che, senza esplicito consenso, è stupro». E ha annunciato una proposta di legge.
Traduzione: la procura ha indagato per due anni per capire se la ragazza avesse dato il suo consenso, ma non ha potuto capirlo perché mancava la legge della Boldrini. L'onorevole ha parlato di introdurre «una definizione chiara e inequivocabile di consenso»: tempo addietro furono messi a punto contratti di consenso pre-sesso da far firmare alle partner, così da proteggersi da eventuali accuse. Sarà qualcosa del genere?
2) Di una notizia che non è stata data o è stata nascosta, quella dell'archiviazione per Gennaro Sangiuliano, c'è poco da scrivere. Il Corriere della Sera ha pubblicato un trafiletto a pagina 13, mentre un giornale che non ha mai nascosto la sua faziosità giudiziaria, Il Fatto Quotidiano, ha dato la notizia in un colonnino a pagina 4: che nell'economia delle sue pagine non è poi così poco. Giornali come Repubblica e La Stampa invece (se non ci siamo sbagliati) hanno completamente ignorato l'archiviazione. Ripetiamo: ignorata. Nel caso di Repubblica l'hanno perlomeno nascosta tra le notizie online, cioè sul sito, senza darne conto il giorno dopo sul cartaceo: che è la tecnica più ricorrente per celare le notizie sgradite. Nel caso della Stampa, invece, la notizia non c'era online e neppure sul cartaceo.
La pratica sulla decadenza non è passata in Consiglio comunale (come se questo contasse qualcosa) e ora probabilmente ci sarà un ricorso della Prefettura al giudice civile, davanti al quale Mimmo
Lucano potrà opporsi ancora. Il sindaco, o ex sindaco, ha detto che all'occorrenza si rivolgerà a Mattarella: e il rivolgersi per ogni problema al Capo dello Stato, forse, è la quarta nuova regola che avevamo dimenticato.



Commenti
Maurizio Crippa 08 apr 2025 ilfoglio.it
E' stata la stessa procura a chiedere l'archiviazione per l'inchiesta (accuse di peculato e rivelazione di segreto d’ufficio, che cosa risibile) contro l'ex ministro della Cultura. Che era quasi finito carbonizzato nella nosta inchiesta di gossip pompeiano. Ora sta a Parigi, e sarà contento. Vergogna invece per la stampa costretta a rossicchiare l'osso del gossip pur di campare
Forse dalla sua nuova postazione all’ombra della Tour Eiffel se ne sbatterà allegramente, come direbbe Prezzolini. E poi ha altro da fare, vuole intervistare Macron. Facesse una passeggiata verso l’Arche della Défense, potrebbe meditare con Jack Lang su come per fare il ministro della Cultura ci si debba tenere lontani dai pasticci pompeiani. Ma siccome l’uomo non è di legno, ed era andato a rischio di finire carbonizzato per quella storia più da fessi che altro, la notizia gli farà piacere e gonfiare l’italico petto. Il Tribunale dei ministri ha archiviato le accuse di peculato e rivelazione di segreto d’ufficio (difficile stabilire quale delle due fosse più risibile) nell’inchiesta che era stata aperta contro Giuliano Sangiuliano per le note folate di gossip e propalazioni che gli erano costate la gogna e la ghirba.
E’ stata la stessa procura a chiedere il proscioglimento. Uscire a testa alta da un’inchiesta in Italia non è poi così infrequente. Ma è sempre una nota di merito. E una nota di disdoro non solo per i politici che hanno approfittato per fargli la guerra, ma per la stampa ridotta a riciclare i social e il gossip pur di avere un osso da rosicchiare.
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