Qatargate, Alessandra Moretti PD si difende: «Non ho mai pensato di dimettermi.

La revoca dell’immunità? Uno schiaffo alla democrazia»

16 Dicembre 2025 - 22:09 Alba Romano, open.online lettura2’

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L'eurodeputata del Pd a "Otto e mezzo": «Contro di me un voto politico. Continuerò a lavorare a testa alta per i diritti umani»

Così Alessandra Moretti, europarlamentare del Pd, commenta il voto di oggi a Strasburgo con cui le è stata revocata l’immunità. L’esponente dem, coinvolta nell’inchiesta sul cosiddetto Qatargate, è intervenuta a Otto e mezzo per assicurare che non farà alcun passo indietro: «Sono stata eletta con 83mila preferenze, ho un mandato da rispettare e un lavoro da portare avanti nelle commissioni. Continuerò a lavorare a testa alta per i diritti umani, con più convinzione di prima».

La difesa di Moretti: «Mai messo piede in Marocco»

Il voto di oggi a Strasburgo, ha attaccato Moretti, è stato «un voto politico». E per dimostrarlo, l’eurodeputata dem fa un esempio ben preciso: «Lo ha dichiarato dopo il voto un rappresentante di FdI qui all’Europarlamento quando ha detto che non si è entrati nel merito ma si è fatta una scelta politica». Moretti assicura di non avere niente a che fare con lo scandalo del Qatargate e di aver già fornito tutte le prove per dimostrare la sua estraneità ai fatti: «Ho prodotto documenti che smantellavano le circostanze che mi venivano addebitate». All’eurodeputata, per esempio, viene contestata una visita in Marocco, ma lei precisa: «Non ci ho mai messo piede, è facilmente verificabile dal mio passaporto. Non sono mai stata in Qatar a vedere partite di calcio o per viaggi di piacere. Ho fatto due missioni del Parlamento europeo, per fare il mio lavoro».

«La revoca dell’immunità? Uno schiaffo alla democrazia»

La revoca dell’immunità, incalza l’eurodeputata, è «uno schiaffo alla democrazia e a un istituto che nasce per difendere la libertà del Parlamento e dei parlamentari». A proposito dell’inchiesta in corso, Moretti contesta alla procura europea di essere entrata «nel merito delle mie prerogative parlamentari giudicando le mie idee e i miei voti, tra l’altro sempre in linea col mio gruppo politico». Questa, fa notare l’eurodeputata, è un’«invasione di campo, una violazione del principio della separazione dei poteri che sta alla base dello Stato di diritto».

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