IL PIL DELL’ITALIA CRESCE SENZA TRUCCHI”/ Ecco i nostri punti forti

contro l’instabilità internazionale.. proseguire sulla strada intrapresa da alcuni anni

Int. Marco Fortis ilsussidirio.net 14 Gennaio 2026 lett3’

Lo scenario internazionale non è dei migliori e l'Italia farebbe bene a proseguire sulla strada intrapresa da alcuni anni

Nella nota sull’andamento dell’economia italiana diffusa ieri, l’Istat ha evidenziato che “l’inizio del 2026 è stato segnato da nuovi focolai di instabilità che supportano le previsioni di un rallentamento dell’attività economica a livello internazionale per l’anno in corso”. In effetti, come stiamo vedendo in questi giorni, c’è una forte volatilità geopolitica, che riguarda anche aree cruciali per le rotte commerciali come il Medio Oriente.

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Secondo Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison e docente di Economia industriale all’Università Cattolica di Milano, di fronte a questo scenario «l’Italia deve percorrere la strada che ha intrapreso ormai da diversi anni: tenere in ordine i conti pubblici, contribuendo così a migliorare il proprio rating, e continuare per quanto più possibile a crescere. L’economia del nostro Paese, del resto, è riuscita ad attraversare non poche turbolenze nell’ultimo periodo. E i suoi dati andrebbero visti anche da un’altra prospettiva che non sia il mero confronto sull’aumento del Pil».

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Quale?

Se prendiamo i cinque Paesi del G7 di cui abbiamo i dati completi, relativi al 2024, possiamo notare che l’Italia è l’unico ad aver realizzato un avanzo primario, mentre gli altri hanno chiuso l’anno in disavanzo primario. Se per tutti vi fosse stato un obbligo di pareggio di bilancio primario, solo l’Italia avrebbe avuto un Pil in rialzo (dell’1,2%), mentre gli Stati Uniti lo avrebbero visto in calo dello 0,6%, il Regno Unito dell’1,9%, la Germania del 2,1% e la Francia del 2,6%.

Cosa ci dicono questi dati di significativo?

Ci dicono che se l’Italia cresce meno degli altri Paesi è perché è più frugale e non lo considero un male. A mio avviso, oggi è necessario crescere per davvero, senza far ricorso all’indebitamento. Vorrei ricordare che, secondo le stime del Fmi, nel 2029 il debito/Pil degli Stati Uniti supererà quello italiano e che il Governatore della Banca centrale francese Villeroy de Galhau ha dichiarato di sperare che il 2025 si sia chiuso con un deficit/Pil almeno al 5% per Parigi.

Cosa può fare l’Italia per continuare a crescere quest’anno senza compromettere i risultati ottenuti sul fronte della finanza pubblica?

A mio avviso occorrerà cercare di sfruttare fino alla fine il Pnrr, in attesa che aumentino gli investimenti delle imprese anche grazie agli incentivi rinnovati dal Governo. Non va poi trascurato un dato di cui poco si è parlato: l’Istat ha certificato che nel terzo trimestre 2025 c’è stato un aumento tendenziale di oltre il 3% del potere d’acquisto delle famiglie consumatrici. Nell’ultimo anno scorrevole (da ottobre 2024 a settembre 2025) l’incremento è stato di quasi 20 miliardi di euro.

Come sono state utilizzate queste maggiori risorse a disposizione delle famiglie?

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Folla nei negozi per i saldi (ANSA 2025, Alessandro Di Marco)

In parte per ricostituire i risparmi intaccati durante il 2022-23 per far fronte al consistente aumento dell’inflazione, in parte per i consumi, che nei primi nove mesi del 2025 sono cresciuti dello 0,9% su base annua, più di quanto avvenuto, per esempio, in Francia (+0,4%).

I consumi potranno aumentare ancora durante il 2026, contribuendo alla crescita?

Sì, in parte perché a un certo punto i risparmi saranno ricostituiti, in parte perché i salari reali potrebbe salire ancora tramite aumenti contrattuali. Credo che il Pil possa crescere tra lo 0,5% e lo 0,7% quest’anno, il che, dal mio punto di vista, sarebbe un buon risultato, visto che, come detto, gli altri Paesi non stanno facendo avanzo primario. Certo, qualcuno resta impressionato dalla performance economica della Spagna, dovuta però al turismo, all’immigrazione e alla spesa pubblica per istruzione e sanità.

Sarà difficile, invece, visto il contesto internazionale, poter contare sull’export…

L’export in volume nei primi nove mesi del 2025 è diminuito dello 0,6% su base annua, mentre l’import è aumentato, dunque la domanda estera netta non dovrebbe dare un contributo positivo alla crescita. Fortunatamente, dato che gli altri Paesi perdono più terreno, l’Italia, che dieci anni fa era al settimo posto tra gli esportatori mondiali per valore, ora è salita al quarto posto ex aequo con il Giappone.

Nel nostro Paese sta tenendo la domanda interna, grazie anche agli investimenti fissi lordi cresciuti del 2,7% tendenziale nel terzo trimestre del 2025, l’occupazione aumenta e a livello di Pil per occupato siamo al terzo posto nel G20 alle spalle di Usa e Arabia Saudita: non penso ci si possa lamentare molto di come stanno andando le cose.

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