La guerra di Putin e gli errori giudiziari: avvisi per gli smemorati

buona base per valutare la credibilità dei programmi o, meglio, delle promesse elettorali (costi e coperture)

Lettere direttore 8 AGO 26 ilfoglio.it lettura ilfoglio.it lett3’

Al direttore - Senza cadere nella piaggeria vorrei complimentarmi con il suo giornale e con Carmelo Caruso per l’intervista (il Foglio, 7 agosto) a Massimo D’Alema in morte di Francesco Guccini. L’intervista è la più sincera che abbia letto in memoria del cantautore emiliano, infatti D’Alema pur riconoscendone le doti artistiche, sottolinea che Guccini c’entrava poco con i comunisti e la loro playlist. C’è anche un altro aspetto più politico che Caruso evidenzia mirabilmente e cioè i silenzi e le pause di D’Alema sui temi della politica d’oggi. Ah, quanto ci sarebbe bisogno di meditati silenzi di quelli che furono e più non saranno. Buon lavoro.

Valerio Gironi

“Io sono sempre stato filoucraino. Perché Putin ha invaso un paese sovrano quasi senza dichiarazione di guerra. C’erano le forze russe sul confine, l’intelligence diceva: guardate che stanno per invadere. Molti personaggi italiani, anche giornalisti, dicevano: ma no, ma no. Putin è entrato dentro. E quindi bisognava aiutare l’Ucraina a difendersi. Ci sono diversi pacifisti. Ci sono i pacifisti della domenica. Poi ci sono quelli che sono rimasti filosovietici. Ho anche degli amici che hanno questo punto di vista. Se non mandiamo le armi all’Ucraina, caliamo le braghe. Per la diplomazia bisogna essere in due. E credo che nessuna delle due parti voglia sedersi a un tavolo delle trattative. Soprattutto Putin non ci pensa nemmeno un secondo a sedersi al tavolo delle trattative. Il risultato è stato che la Finlandia e la Svezia che non avevano nessuna intenzione di unirsi alla Nato hanno fatto domanda per entrare nella Nato. E avere Putin al confine non deve essere facile. E quindi: Slava Ukraïni!”. (Francesco Guccini, “Propaganda Live”, 16 settembre 2022).

Al direttore - Caro Cerasa, rivendico, grazie alla cortesia del Foglio, la primogenitura della proposta di istituire una Giornata della memoria per le vittime degli errori giudiziari, con l’Atto Camera 4392 del 30 maggio 2011 di cui ero primo firmatario insieme ad altri colleghi. La celebrazione della Giornata avrebbe dovuto svolgersi il 18 maggio di ogni anno. “La scelta del 18 maggio – era scritto nella relazione – è determinata dalla data della morte di Enzo Tortora, essendo la vicenda del noto conduttore televisivo, anche sul piano mediatico e della percezione dell’opinione pubblica, sicuramente uno dei casi più clamorosi ed evidenti di errore giudiziario.”

Giuliano Cazzola

Le consiglio un formidabile Giovanni Caiazza sul Foglio del lunedì. Un numero da ricordare, per gli smemorati: nel 2025 lo stato ha liquidato 28.677.663,65 euro per casi di ingiusta detenzione, con un indennizzo medio di 44.255 euro per ordinanza: significa circa 648 provvedimenti di risarcimento nell’anno, quasi due al giorno. Dall’indifferenza è tutto, a voi studio.

Al direttore - Secondo i dati Eurostat aggiornati al 2024, la spesa pubblica italiana ammonta al 50,4 per cento del pil, contro una media del 49,1 per cento nell’Ue. La protezione sociale, che include pensioni, sussidi e assistenza, vale il 21,3 per cento del pil, più di un terzo dell’intera spesa pubblica. Seguono i servizi generali (7,7 per cento), che comprendono il funzionamento della macchina amministrativa e gli interessi sul debito. Poi vengono la sanità (6,6 per cento) e gli affari economici (5,1 per cento), cioè la spesa per infrastrutture e sostegni alle imprese. Ordine pubblico, difesa, cultura, ambiente e abitazioni pesano invece ciascuno meno di due punti, e insieme non arrivano a sei punti. Gli interessi che paghiamo sul debito pubblico (circa il 135 per cento del pil) costano quanto l’intera istruzione (4 per cento del pil). La spesa per la famiglia e l’infanzia è dell’1,5 per cento del pil contro il 2 per cento europeo. In Italia la natalità è scesa a meno di 1,2 figli per donna, il minimo storico. La spesa per i giovani, dalle politiche familiari all’università, resta tra le più basse d’Europa, mentre il welfare italiano guarda soprattutto agli anziani, e il rischio di povertà colpisce proprio i giovani e le famiglie con figli. Mi fermo qui per ragioni di spazio. Ma i numeri citati mi sembrano già una buona base per valutare la credibilità dei programmi o, meglio, delle promesse elettorali (costi e coperture) che le forze politiche presenteranno nei prossimi mesi.

Michele Magno

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