Il campo letargo di fronte all’orrore del fascismo contemporaneo

Il più famoso dei consorzi che si occupano delle gestione e del riciclo dei rifiuti raccolti in modo separato,

17 SET 26 lettere Direttore ilfoglio.it lettura2’

Al direttore - Il più famoso dei consorzi che si occupano delle gestione e del riciclo dei rifiuti raccolti in modo separato, il Corepla, che gestisce le plastiche provenienti della raccolte differenziate dei rifiuti urbani, è stato messo in amministrazione giudiziaria dalla procura di Milano. Accusa: non avere vigilato sulla cattiva gestione e conseguenti indebiti profitti di una delle società che doveva poi provvedere al riciclo di questi rifiuti, mescolando invece rifiuti di diversa provenienza allo scopo di massimizzare i contributi che vengono erogati dallo stesso Corepla per l’attività di riciclaggio. Una tegola, qualsiasi sia poi l’esito del procedimento giudiziario, che cade sul capo di un settore in enorme sofferenza. Conseguenza paradossale di un successo le cui conseguenze non sono state bene valutate. Si raccoglie in Italia molta plastica, ma il mercato del prodotto riciclato soffre. I riciclatori italiani non accettano più la plastica proveniente dalle raccolte urbane e ciò che i comuni raccolgono viene stoccato con rischi penali e di incendi. Quando si vogliono stabilire obiettivi di riciclaggio, per la Ue il 65 per cento, senza domandarsi se poi i prodotti che ne derivano hanno o non hanno un mercato e come funziona il mercato mondiale; e quando tutto il settore ha bisogno di essere sostenuto da contributi, le aziende produttrici di prodotti plastici pagano di fatto una tassa che sostiene l’intero comparto, con le inevitabili distorsioni che ne derivano. E con le tentazioni che sempre allignano nell’economia dei bonus e dei contributi pubblici.

Chicco Testa

* * *

Al direttore - Le primarie sono, o dovrebbero essere, una cosa seria. Per questo mi auguro che quelle del campo largo non si riducano a una competizione senza contenuti, ma ne siano l’esatto opposto. Sarebbe interessante, ad esempio, se il nodo del sostegno all’Ucraina trovasse finalmente un momento di chiarezza democratica. Invece delle solite formule vaghe, immagino uno scontro netto tra Elly Schlein, che difende il sostegno a Kyiv, e Giuseppe Conte, che lavora per negarglielo e spinge di fatto per la resa a Putin. Sarebbe l’occasione per discutere, una volta per tutte seriamente, di un tema decisivo. Confesso che il solo pensare di dover votare sul diritto di un popolo a difendersi da un aggressore mi fa tremare i polsi. Ma è proprio per questo che una scelta simile va fatta democraticamente, davanti a tutti gli italiani. Che hanno diritto di sapere chi li governerà.

Davide Romano

Sono pronto a scommettere che nel programma del centrosinistra, se mai ci sarà, i miglior azzeccagarbugli d’Italia troveranno la formula perfetta per dire tutto senza dire nulla. Immagino una formula così: “Sostegno all’Ucraina, alla sua sovranità e al suo diritto alla sicurezza, ma no all’idea che l’Europa debba affidare il proprio futuro a una corsa al riarmo o alla sola logica militare. L’obiettivo deve restare una pace giusta e duratura, costruita con deterrenza, diplomazia e iniziativa politica europea”. Un arzigogolo per spiegare perché la democrazia va difesa quando viene aggredita sarebbe però una certificazione ulteriore della presenza, nel campo progressista, di un campo largo in versione campo letargo di fronte all’orrore del fascismo contemporaneo

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata