IL PD È NELLA PALUDE – SCHLEIN SCATENA UNA BATTAGLIA

CONTRO I RIFORMISTI SULLE REGOLE PER ESSERE L’UNICA CANDIDATA ALLE PRIMARIE 29 set 2026 15:55 dagospia.com lettura2’

LA MINORANZA DEM, CHE VUOLE SCHIERARE AI GAZEBO GIORGIO GORI, SI APPELLA ALLA MODIFICA ALLO STATUTO INTRODOTTA NEL 2012 (PER APRIRE LE PRIMARIE PURE ALL'ALLORA SINDACO DI FIRENZE MATTEO RENZI) MA TROVA IL MURO DI ELLY - LA SEGRETARIA E’ IN SCADENZA DI MANDATO E HA BISOGNO DI UNA PROROGA CHE SOLO L'ASSEMBLEA NAZIONALE PUÒ ACCORDARE – LA DIREZIONE DI VENERDI’ SI ANNUNCIA MOLTO AGITATA: I MAGGIORENTI DEM, PUR NON SOPPORTANDO ELLY, NON HANNO LA FORZA DI ROVESCIARLA. E DEVONO NEGOZIARE CON LEI PER ASSICURARSI UN POSTO NELLE LISTE DELLE PROSSIME ELEZIONI...

Gio.Vi. per “la Repubblica” - Estratti

Inizia con un diktat la settimana decisiva del Pd. E stavolta Giuseppe Conte non c'entra. A lanciarlo ci pensa Igor Taruffi, responsabile dell'Organizzazione nonché braccio destro e sinistro di Elly Schlein. È lui che di buon mattino si presenta nel salotto televisivo di Start su SkyTg24 per blindarla. Prima chiude a ogni ipotesi di federatore. «Esistono solo due modi per scegliere la guida di una coalizione: o la esprime il partito più votato, oppure si fanno le primarie».

Quindi dice no ai riformisti dem, che sabato scorso a Prato avevano ventilato la possibilità di schierare Giorgio Gori nella corsa per la leadership dell'alleanza progressista: «Il Pd ha uno statuto che indica con chiarezza chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie, la segretaria del partito», scandisce il numero 2 del Nazareno. «Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione.

La segretaria ha la grandissima maggioranza dentro il Pd», taglia corto. Schlein è in scadenza (il 12 marzo completa i suoi quattro anni di mandato) e, per gareggiare ai gazebo, ha bisogno di una proroga che solo l'assemblea nazionale può accordare, approvandola con il 50% più uno dei voti espressi dagli oltre 700 aventi diritto. Passaggio che dovrebbe essere formalizzato in direzione. Ma c'è di più. La modifica allo statuto era stata introdotta nel 2012 (il leader era Bersani) per aprire i tornelli pure al sindaco di Firenze Matteo Renzi.

All'epoca, all'articolo 5, fu aggiunto il comma 3, subito rimbalzato di chat in chat: "Qualora il Partito democratico aderisca a coalizioni e si utilizzino le primarie per l'individuazione del candidato alla carica di presidente del Consiglio, l'assemblea nazionale stabilisce le modalità di presentazione e selezione di eventuali altre candidature, in aggiunta a quelle del segretario nazionale, che saranno ammesse e successivamente presentate alla coalizione".

Insomma, è prevista sebbene con paletti, la discesa in campo di due esponenti dem. Come peraltro è già successo. Le parole di Taruffi mettono in agitazione la minoranza. «La sua è un'interpretazione forzata dello statuto - avverte Lia Quartapelle - tanto più che la segretaria è in scadenza di mandato».

(…) Domani, poi, Schlein riunirà la segreteria per studiare la strategia in vista della direzione di venerdì, che si preannuncia movimentata.

Commenti   

#1 walter 2026-09-29 18:29
Contro la legge elettorale il Pd già punta sui giudici
La sala la offre Maurizio Landini. L’appuntamento è oggi pomeriggio alla Camera del lavoro di Milano, nella sede della Cgil
di Fausto Carioti 28.9. 2026libero.it lett1’
La sala la offre Maurizio Landini. L’appuntamento è oggi pomeriggio alla Camera del lavoro di Milano, nella sede della Cgil. Ci saranno rappresentanti di Pd, Cinque Stelle, Avs, +Europa e Italia Viva: l’intero campo largo.
Con l’aggiunta di Rifondazione comunista, sempre più vicina al cartello elettorale di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Accanto a loro, ex magistrati come Gherardo Colombo, Edmondo Bruti Liberati e Armando Spataro. Giornalisti come Gad Lerner e Massimo Giannini. Tre associazioni di sinistra: Demo, la fondazione culturale del Pd; Costituzione e democrazia, di Roberto Zaccaria; Articolo 21, creata da Giuseppe Giulietti. Oltre all’Anpi e all’Arci, con i rispettivi presidenti milanesi.
E soprattutto ci saranno i giuristi, guidati dal professor Enrico Grosso, ordinario di diritto costituzionale, che ha presieduto il comitato “Giusto dire No” nella campagna per il referendum sulla giustizia. Con lui Maria Agostina Cabiddu e altri.
Forte sensazione di déjà vu, insomma, confermata dal titolo militante dell’evento: «Dalla parte della Costituzione. Contro una legge elettorale che cambia gli equilibri costituzionali».

Il testo dello “Stabilicum” è ancora all’esame della Camera, ma chi vuole affossarlo è già al lavoro e punta tutto sulla Corte costituzionale. Il tema della tavola rotonda che chiuderà l’incontro di oggi, «Che fare?», è infatti pleonastico. Cosa fare lo sanno benissimo. Alcuni profili di incostituzionalità che contesteranno li ha elencati a luglio lo stesso Grosso, in audizione davanti al Senato. Uno riguarda il premio di maggioranza. «Se la coalizione classificatasi seconda ha ottenuto un numero di voti inferiore, ma molto vicino al numero di voti ottenuti dalla coalizione vincente», e questa supera il 42% dei voti e dunque ottiene il premio, «la distorsione della rappresentanza diventa abnorme». Inoltre l’obbligo di indicare il nome del candidato premier - la norma che dà più fastidio al campo largo - crea un «premierato di fatto» che non è previsto dalla Costituzione.

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