Ex Ilva, resta il blocco ad altiforni e produzione. I giudici confermano:

«Diritto alla salute prevale su quello economico». Cosa succede ora

05 Ottobre 2026 - 11:18 Giovanni Ruggiero,open.on.line lett2’

L'area a caldo rimane in «preriscaldo», nell'eventualità di una ripresa della produzione. Il blocco dovrà scattare dal 28 ottobre

Per la seconda volta la Corte d’Appello di Milano ha lasciato in piedi il provvedimento di luglio che impone lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva, da eseguire entro il 28 ottobre. Il collegio presieduto da Giuseppe Ondei ha bocciato anche la seconda istanza di sospensiva, presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI spa. I difensori chiedevano di congelare la decisione sul blocco dell’area a caldo in attesa dell’udienza della Cassazione, a cui le società hanno fatto ricorso e che è già fissata per il 20 ottobre.

Perché secondo i giudici la salute viene prima dell’interesse economico

Nell’ordinanza, firmata dalla sezione imprese (giudici Ondei, Del Vecchio e Cortelloni), il rischio legato all’eventuale spegnimento degli impianti deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». I giudici scrivono che la tutela della salute è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali». Il fatto che la Suprema Corte abbia fissato l’udienza, aggiunge il documento di 12 pagine, non modifica nulla rispetto ai provvedimenti precedenti, che avevano dato priorità alla salute per le emissioni nocive degli impianti e la presenza di amianto. Quella data, per la Corte, è «meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione».

Cosa si erano detti le parti nell’udienza del 30 settembre

La discussione davanti ai giudici si è svolta il 30 settembre. Secondo l’ANSA, anche il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto di respingere la nuova istanza, dopo quella già rigettata l’11 settembre. I legali dell’ex Ilva e di AdI avevano invece ribadito il rischio di un danno irreparabile causato dallo spegnimento e chiesto di attendere il giudizio della Cassazione. Ascanio Amenduni, avvocato dei cittadini tarantini, aveva risposto che, con «l’impianto al minimo», non c’era alcun «pregiudizio irreparabile».

La reazione del legale dei cittadini di Taranto

Amenduni, che assiste i cittadini di Taranto promotori della causa civile davanti alla sezione imprese di Milano da cui è nato il blocco dell’area a caldo, ha commentato la decisione all’ANSA: «La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso». Oggi la Corte ha respinto «i ricorsi proposti da Ilva Spa e da Acciaierie d’Italia Spa» in amministrazione straordinaria, con cui era stata chiesta «la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto» di luglio.

Commenti   

#1 walter 2026-10-05 12:43
Il collegio di giudici Ondei, Del Vecchio e Cortelloni ha rigettato i ricorsi […]
. In motivazione è stato precisato che la ripresa dell'attività "potrà avvenire solo quando essi avranno rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti" e "adottato le misure necessarie per ricondurre l'emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all'anno e comunque nell'ambito della cornice procedimentale amministrativa prevista".
Nel provvedimento si legge che il "pericolo" che consegue "all’eventuale 'spegnimento' degli altiforni" deve cedere "rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi". La tutela "del diritto alla salute", infatti, è "comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali". Sulla stessa linea il commento dell’avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini di Taranto che hanno intentato la causa civile davanti ai giudici milanesi: "La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso", ha commentato.
Il 30 settembre, davanti ai giudici, si era tenuta la discussione delle parti. Anche il sostituto pg Angelo Renna aveva chiesto di respingere la nuova istanza di sospensiva, dopo quella rigettata già l'11 settembre.
I legali della ex Ilva e di AdI, invece, avevano ribadito le loro ragioni, ossia il danno irreparabile dovuto allo spegnimento e avevano chiesto tempo fino a dopo il giudizio della Cassazione, fissata per il 20 ottobre. L'avvocato Amenduni, invece, aveva spiegato che, essendo ora "l'impianto al minino", non c'era nemmeno alcun "pregiudizio irreparabile". Secondo la Corte, come si legge nell'ordinanza di 12 pagine, "la fissazione dell'udienza" della Suprema Corte non cambia nulla, rispetto ai precedenti provvedimenti che hanno indicato la prevalenza del diritto alla salute, date le emissioni nocive degli impianti e la presenza di amianto. Non cambia nulla, si legge, "rispetto al passato in ordine alla tutela sostanziale degli interessi coinvolti" e la fissazione di quell'udienza è solo "meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione"…estratto da ilfoglio.it 5.10-2026

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