La Cgil e l’arte di trasformare uno strumento di lotta in posizionamento

Il problema di Landini è solo quello di fare campagna elettorale con gli alleati della sinistra.

20 OTT 26lettere Direttore ilfoglio.it lett3’

Al direttore - Le manifestazioni e gli scioperi generali della Cgil sono ormai un adempimento, al pari della presentazione del Dpfp e del Dpb, nell’ambito delle procedure relative alla manovra di bilancio. Quest’anno Maurizio Landini è riuscito persino a proclamare uno sciopero generale prima della presentazione, da parte del governo, del ddl di bilancio 2027. Questa volta non ha neppure finto di avere delle critiche specifiche alla manovra; non si è nemmeno posto il problema – come sarebbe normale per un sindacato – di concordare una possibile piattaforma comune con le altre confederazioni allo scopo di ottenere, nella situazione data, miglioramenti a favore dei lavoratori. Il problema di Landini è solo quello di fare campagna elettorale con gli alleati della sinistra.

Giuliano Cazzola

Quando trasformi uno strumento di lotta eccezionale in uno strumento di lotta ordinario succede quello che stiamo vedendo in queste ore: la sua convocazione non fa più notizia. E se la convocazione di uno sciopero generale prima di una manovra diventa un atto come gli altri significa che il sindacato è riuscito a trasformare quello strumento in un atto rituale, simile alle occupazioni nei licei in autunno. A chiedere i danni, a chi è riuscito a mettere in piedi un simile capolavoro, dovrebbero essere forse gli iscritti agli stessi sindacati che hanno trasformato un grande strumento di lotta in uno strumento di posizionamento.

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Al direttore - Un rapper italiano, tale Coez, apre una sua canzone con la frase “amare te è facile come odiare la polizia”. Il poverello nulla sa di Pasolini. Con i migliori saluti.

Roberto Alatri

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Al direttore - Più che a un esproprio proletario, a Milano abbiamo assistito a un esproprio proprietario.

Michele Magno

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Al direttore - Avendo presente ciò che il Foglio scrive e considerato il crescente numero di azionisti e consulenti che si schierano contro l’azione difensiva del Montepaschi e a favore dell’Offerta di Intesa, da parte dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio non sarebbe una scelta migliore prenderne atto e trarne le coerenti conseguenze? E ciò sia per non finire con l’oscurare anche la parte positiva dell’opera che ha svolto per l’Istituto, sia per dedicare tutte le energie alla ragion d’essere di una banca, cioè tutelare il risparmio e sostenere l’economia, famiglie e imprese. Le aggregazioni non possono di certo diventare una priorità assoluta, quasi che senza di esse un intermediario non viva. E la competizione non è un campionato nel quale si debba essere primi nella graduatoria, perché diversamente non si conta. La capacità di incassare anche risultati non favorevoli è un segno distintivo di un Banchiere (con la maiuscola), come insegna la storia di Banchieri eccezionali illustratisi per la loro genialità e l’opera svolta, cominciando da Raffaele Mattioli e da Enrico Cuccia. Sono punti di riferimento che, soprattutto oggi, dovrebbero insegnare molto a chi è impegnato in operazioni come quelle tentate da Lovaglio, benché senza successo. Con i migliori saluti.

Angelo De Mattia

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Al direttore - Mi spiace rispondere con ritardo all’articolo del vostro Riccardo Trezzi, che individua un errore da me compiuto a “Piazzapulita” definendo “perdita del potere d’acquisto” la crescita dei prezzi al consumo dal 2000 al 2025. La differenza mi è chiara: se avessimo effettivamente perso il 63 per cento del valore dei nostri stipendi saremmo praticamente ridotti in povertà. A volte il dover pensare a ciò che dovrò dire successivamente mi porta a commettere sbagli simili. Nella foga pensavo di aver citato il dato dell’inflazione e il dato sulla diminuzione del potere d’acquisto che invece avevo saltato. Dal 2019 al 2024 l’Istituto di statistica stima, infatti, una perdita del 10,5 per cento del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Le guerre in corso stanno rendendo drammatica questa tendenza. Colgo l’occasione per precisare di non essere contro l’euro. Ma vorrei far notare che, dalla sua istituzione, in Italia, la crescita ha subito un rallentamento progressivo, i salari non hanno recuperato interamente gli effetti dell’inflazione e le condizioni dei lavoratori sono complessivamente peggiorate. Confermo, invece, che la Germania prevede di spendere da sola per il riarmo nel 2026 108 miliardi di euro, una cifra superiore alla spesa militare della Russia nell’anno dell’invasione dell’Ucraina (86,4 miliardi). Nel corso della mia lunga attività professionale errori nell’indicare cifre, percentuali o nomi ci sono sempre stati. Tuttavia, fermo restando l’impegno a correggerli, non credo che da essi dipenda la credibilità di un giornalista. Dipende dalla coerenza di un percorso che, nel mio caso, con diversi decenni di attività e di successi alle spalle, non ha mai perso la fiducia del pubblico. Sarà mia cura chiedere a Corrado Formigli di permettermi in una prossima occasione la necessaria correzione. Distinti saluti.

Commenti   

#1 walter 2026-10-20 12:39
Uso e abuso strumentale delle piazze
Sinistra radicale e maranza, la saldatura che inaugura l’autunno caldo in Italia. E la Cgil già soffia sul fuoco
Pasquale Ferraro
20 Ottobre 2026 alle 12:01 ilriformista.it estratto
[…]
Poi ci sono i cattivi maestri, i falsi profeti, i seminatori di discordia, quelli che anelano a trasferire e proiettare nelle generazioni di oggi le loro ambizioni rivoluzionarie fallite negli Anni di piombo. Del resto, come qualcuno soleva ricordare, le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche, ma nelle università. La sinistra ha taciuto fin quando ha potuto; poi, dinanzi alla guerriglia di Milano, sono iniziate le prese di distanza, condite dai soliti «ma, però, perché» che oggi più che mai risultano fuori luogo, senza particolare enfasi nel difendere e solidarizzare con le Forze dell’ordine, prime vittime della violenza dei baby criminali. Mentre Milano bruciava, il Pd celebrava la sua Assemblea nazionale, incoronava Elly Schlein come leader e chiedeva «unità» alla sinistra: metafora perfetta di uno scollamento totale dal Paese reale. Mentre la Cgil – giusto per soffiare sul fuoco – annunciava lo sciopero generale per il 20 novembre contro una manovra finanziaria che deve ancora essere scritta, dimostrando nuovamente l’uso e l’abuso strumentale delle piazze. Ma anche questa non è una novità.

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