Le procure vogliono la testa di Renzi

Non è il partito di Alfano a essere nel mirino dei magistrati. “Dietro le inchieste su Ncd c’è una manovra per affondare il premier”, dice Fabrizio Cicchitto

di Redazione | 11 Giugno 2015 ore 19:27 Foglio

Roma. “Uso politico della giustizia. Fosse una novità capirei lo stupore, ma è storia vecchia, anzi stravecchia”. E insomma Fabrizio Cicchitto dice che Ncd è nel mirino dei magistrati ma il vero obiettivo non è il partito di Angelino Alfano bensì il governo, la maggioranza, ovvero Matteo Renzi. “Renzi, malgrado la sua tendenza un po’ spavalda a far tabula rasa, è un tipo simile al primo Fanfani, al Craxi degli anni più belli e pure al primo Berlusconi”. Uno che si fa tanti nemici. “Uno che mette in questione l’establishment, i cosiddetti poteri forti, che non sono il molle capitalismo italiano, ma i capi di gabinetto dei ministeri, i gran burocrati dello stato, i sindacati, il conservatorismo reazionario di sinistra e ovviamente i magistrati che non hanno gradito la legge sulla responsabilità civile né l’intervento con il quale abbiamo decurtato le loro lunghe ferie”.

E quindi c’è un esercito in armi contro il presidente del Consiglio, come contro Berlusconi? “Come contro Berlusconi, contro Craxi e pure contro Fanfani. Fanfani ebbe la congiura dei dorotei, che fu un complotto politico e di palazzo, ma soltanto perché ancora non c’era l’uso politico della giustizia. Altrimenti sono sicuro che sarebbero arrivati anche i magistrati. A Craxi e a Berlusconi, come si sa, è andata diversamente. Ma anche Fanfani, che come Renzi e come Craxi e come il primo Berlusconi era un innovatore, ebbe contro un enorme coacervo di forze micidiali che non a caso diedero origine alla congiura di Santa dorotea”.

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Ma che c’entra Ncd? “Vogliono colpire le alleanze politiche di Renzi e la sua immagine innovativa. Non potendolo colpire frontalmente (non ancora, malgrado l’indagine su suo padre sia in tutta evidenza un antipasto), attaccano i suoi alleati politico-governativo-parlamentari”. Cioè voi: l’Ncd di Alfano. “E’ una logica stringente, una meccanica già vista che si combina con l’attacco mediatico e politico della minoranza del Pd – giustizialista – e trova sostanza nell’attacco che viene da destra, cioè da Salvini e Berlusconi, che non a caso sparano contro Angelino Alfano”. Scusi, sta dicendo che il Cavaliere è d’accordo con i magistrati? “Ovviamente no. Ma l’aggressione della magistratura affonda ancora meglio, e precipita in un momento di difficoltà e debolezza della maggioranza. La rottura del patto del Nazareno non è stata senza conseguenze. Esiste un progetto, a mio avviso molto chiaro: vogliono cancellare l’esperienza politica e riformista di Renzi. Guardi cosa scrive il Corriere della Sera”.

A dire il vero il Corriere sembra un po’ meno antipatizzante di prima nei confronti del governo. “Ma non è così. Il Corriere è l’esemplificazione, l’emulsione, la sintesi di tanti poteri di questo paese: i gran boiardi di stato, quella Confindustria più legata ai meccanismi consociativi, e dunque le forze di sinistra tradizionale legate al sindacato (non quello di Landini ma la Cgil di Camusso). Ora ci vuole calma e lucidità. Bisogna svolgere una battaglia garantista, polemizzare col giustizialismo di quella parte del Pd che si è immediatamente materializzato nelle parole di Matteo Orfini, che prima di rettificare, aveva dichiarato con fierezza che avrebbe votato l’arresto del sottosegretario Azzollini senza nemmeno leggere le carte. Barbarie pura”.

Ma Ncd esce dal governo? “Non si cede ai ricatti. Siamo in una fase di passaggio assai delicato. Se Renzi passa questa fase, la legislatura si sviluppa e c’è un futuro politico. Altrimenti, se avranno vinto i conservatori, si andrà alle elezioni anticipate e alla deflagrazione dell’esperienza renziana. Dunque ora bisogna essere lucidi. E usare una vecchia frase dei comunisti, quella che recita così: non cadere nelle provocazioni”. Quali sono le provocazioni? “Quella che aveva tentato Orfini, per esempio. Bisogna sapere qual è la posta in gioco”. Qual è? “La posta in gioco è un governo innovatore, sono le riforme. Se il governo cade, avranno vinto i reazionari e il paese precipita in mano – Dio ce ne scampi – a Salvini e Grillo”. Esagerato.

Categoria Italia

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