Primo sciopero islamico: è giusto e possibile appellarsi ai diritti
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e alle libertà dell’Occidente che l’Italia ha fatto suoi senza avere l’obbligo di rispettarli nella loro interezza?.
di Alessandro Sallusti 27.8. 2026 libero.it lett1’
I lavoratori bengalesi di religione islamica che vivono a Venezia - una comunità di circa quarantamila persone tra la laguna e Mestrehanno proclamato uno sciopero: «Se non ci consentiranno di costruire una moschea - affermano in un comunicato - siamo pronti a incrociare le braccia e a scendere in piazza», cosa che certamente procurerebbe non pochi disagi nel settore del turismo e nelle fabbriche in cui sono occupati. La questione non è di oggi: la costruzione di una maxi moschea era stata anche al centro della recente campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco. La sinistra, favorevole al via libera, aveva addirittura messo in lista sette candidati bengalesi per meglio sostenere la causa ma il centrodestra contrario alla moschea vinse a sorpresa le elezioni addirittura al primo turno e ora tiene il punto.
A memoria questo potrebbe essere il primo “sciopero islamico” della storia italiana e creare un importante precedente. Nulla da eccepire sul diritto di questi lavoratori, i sindacati italiani hanno proclamato agitazioni altrettanto bizzarre ed estranee al mondo del lavoro. Il nodo è un altro: è giusto e possibile appellarsi ai diritti e alle libertà dell’Occidente che l’Italia ha fatto suoi senza avere l’obbligo di rispettarli nella loro interezza?
In altre parole: ci si può appellare al diritto di sciopero senza applicare il dovere di rispettare i diritti di parità in tutti i campi delle donne, senza condannare pubblicamente l’estremismo islamico, senza appellarsi alle “diversità culturali” per aggirare leggi e norme, comprese quelle che stabiliscono come deve essere e come deve funzionare un luogo di culto? Mi auguro che sia chiara una cosa: il cittadino che non rispetta i suoi doveri non può rivendicare alcun diritto, e questo deve valere anche per la comunità islamica.



Commenti
“Troppe pretese e poca integrazione” progetto urbanisticamente incompatibile con la città"
Valentina Simonetti 27.8.2026,da ilsussidiario.net estratto
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Come afferma il politico infatti, una delle principali motivazioni del divieto risiederebbe proprio nella difficoltà di trasformazione a “luogo di culto” di un edificio che per valutazioni tecniche e urbanistiche non risulta compatibile. In secondo luogo, come prosegue Venturini, ci sarebbero invece le modalità di richiesta di tale approvazione, arrivate come “imposizioni e pretese che vorrebbero condizionare l’amministrazione“, una questione che era già emersa in passato e che aveva trovato invece il parere positivo dell’ex sindaco Brugnaro, tanto che molti immigrati bengalesi si erano presentati alle elezioni comunali e avevano garantito al candidato il proprio voto.
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Il sindaco di Venezia Simone Venturini, prosegue nell’elenco delle motivazioni che hanno fatto scattare il no alla moschea in centro richiesta da tempo dalla comunità bengalese di fede islamica, che ora per ritorsione minaccia di bloccare Fincantieri, parlando non solo delle questioni burocratiche e urbanistiche che per ragioni di incompatibilità hanno bloccato il progetto ma anche della mancata integrazione e del rispetto delle regole che nel tempo i rappresentanti di tale comunità non hanno dimostrato.
“Non c’è alcun pregiudizio, la porta del mio ufficio è sempre aperta” afferma il politico, ma prosegue: “Purtroppo la convivenza impone alcune regole che non vengono seguite, ad esempio nello smaltimento dei rifiuti o nel mantenimento del decoro urbano e dell’igiene per quanto riguarda in negozi”. Infine, conclude: “C’è anche il problema delle donne, che salvo in rari casi non sono integrate, non parlano neanche la nostra lingua e spesso vanno in giro con il velo integrale“.
“Troppe pretese e poca integrazione” progetto urbanisticamente incompatibile con la città"
Valentina Simonetti 27.8.2026,da ilsussidiario.net estratto
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Come afferma il politico infatti, una delle principali motivazioni del divieto risiederebbe proprio nella difficoltà di trasformazione a “luogo di culto” di un edificio che per valutazioni tecniche e urbanistiche non risulta compatibile. In secondo luogo, come prosegue Venturini, ci sarebbero invece le modalità di richiesta di tale approvazione, arrivate come “imposizioni e pretese che vorrebbero condizionare l’amministrazione“, una questione che era già emersa in passato e che aveva trovato invece il parere positivo dell’ex sindaco Brugnaro, tanto che molti immigrati bengalesi si erano presentati alle elezioni comunali e avevano garantito al candidato il proprio voto.
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Il sindaco di Venezia Simone Venturini, prosegue nell’elenco delle motivazioni che hanno fatto scattare il no alla moschea in centro richiesta da tempo dalla comunità bengalese di fede islamica, che ora per ritorsione minaccia di bloccare Fincantieri, parlando non solo delle questioni burocratiche e urbanistiche che per ragioni di incompatibilità hanno bloccato il progetto ma anche della mancata integrazione e del rispetto delle regole che nel tempo i rappresentanti di tale comunità non hanno dimostrato.
“Non c’è alcun pregiudizio, la porta del mio ufficio è sempre aperta” afferma il politico, ma prosegue: “Purtroppo la convivenza impone alcune regole che non vengono seguite, ad esempio nello smaltimento dei rifiuti o nel mantenimento del decoro urbano e dell’igiene per quanto riguarda in negozi”. Infine, conclude: “C’è anche il problema delle donne, che salvo in rari casi non sono integrate, non parlano neanche la nostra lingua e spesso vanno in giro con il velo integrale“.
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